Vini, nel 2018 produzione record Buona anche la qualità

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Benissimo la quantità, buona la qualità, ma qualche «ma» c’è. Per il mondo vitinicolo trentino il 2018 che si avvia a conclusione è stato un anno davvero molto positivo. Ma con qualche punto a cui prestare grande attenzione: di questo e molto altro si è parlato ieri alla Fondazione Edmund Mach, teatro dell’undicesima edizione della «Giornata tecnica della vite e del vino». Le diverse anime del mondo vitivinicolo trentino si sono ritrovate attorno ad un tavolo, per fare il punto della situazione e per alcuni focus particolari su temi quali le malattie fungine, l’interazione possibile con le formiche in agricoltura ed il progetto «Ita 2.0» di Codipra presentato dal direttore Andrea Berti.  

Al centro del dibattito però l’annata 2018, che ha riservato alcune questioni da risolvere all’interno di numeri estremamente positivi. «Dopo il 2013, infatti, il 2018 è stato l’anno più produttivo degli ultimi vent’anni – ha dichiarato Maurizio Bottura – questo dato ci fa capire come bisognerà però stare molto attenti per l’anno prossimo. Sarà molto difficile nel 2019 replicare questi risultati, anche perché storicamente, dopo un anno record, per uno o due anni abbiamo sempre registrato numeri inferiori». In attesa dei numeri definitivi, ci si basa sul numero di acini per grappolo. I 118 acini di media registrati in varietà come il Pinot Grigio ed i 238 per il Merlot, infatti, sono indicatori preziosi che dal punto di vista quantitativo quest’anno non ci si può proprio lamentare. Fra gli altri dati palesi c’è anche un continuo anticipo delle prime fasi della raccolta, mentre la peronospora con una attenta ed onerosa strategia preventiva è stata contenuta. Buone indicazioni arrivano anche dall’oidio, che non ha destato preoccupazioni, e dal Gpgv in riduzione. «Anticipando la vendemmia – hanno poi dichiarato Mario Malacarne e Luciano Groff – andremo facilmente incontro a mutevoli condizioni climatiche e la qualità dell’uva ne risente. È vero che quest’anno, mediamente, abbiamo avuto più o meno gli stessi millimetri di pioggia del 2017, ma distribuiti in modo diverso con grandi picchi di maltempo in mezzo a lunghi periodi di siccità».

Per quel che concerne i vini bianchi, questa vendemmia 2018 ha regalato profumi puliti, fruttati, vini molto varietali in particolare Pinot Grigio e Chardonnay. Buono il profilo dei vini aromatici, come Traminer e Merlot, mentre in generale gli interventi effettuati sulla acidificazione del mosto ha permesso di raggiungere un importante equilibrio gustativo causa la moderata acidità dell’uva. Buona anche la qualità della base spumante, in particolare quelle prodotte in alta collina. Per quel che concerne i vini rossi il clima è stato favorevole per le varietà tardive, mentre l’intensa produzione si è riflessa sul colore rosso intenso del vino. Tanto che alcuni produttori hanno preferito lavorare in rosato. Nel complesso molto importante è stato il fatto che, ormai, tutti i coltivatori fanno i controlli pre-vendemmiali, risultati decisivi per compiere poi le scelte corrette nella moderna enologia. «Fra le sfide che ci si pongono davanti – ha aggiunto Sergio Menapace, direttore generale della Fondazione – c’è la necessità di un innovativo approccio alle tecnologie, per ottimizzare sempre più la produzione e rispettare l’ambiente. La nuova frontiera, infatti, sarà sempre più l’agricoltura di precisione. Mi auguro poi la crescita continua di sinergie fra noi operatori del vino, per mettere in rete possibilità e potenzialità».

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