Una pasticceria nel carcere di Taranto. Erbante (Noi&Voi): “Formare i ragazzi per un lavoro all’esterno”

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine

Antonio non aveva mai pensato di trovarsi un giorno ad usare una saccapoche per riempire un cornetto con della crema prodotta con le sue mani. Eppure la vita riserva sorprese a chi sa rimettersi in gioco. Così oggi Antonio è il primo assunto nel laboratorio di pasticceria artigianale nato nel carcere di Taranto. Sta imparando una professione per dare un futuro diverso a se stesso e alla figlia, che lo aspetta fuori da quelle sbarre. Dopo Articolo 21, il ristorante sociale, nato nel 2016 con il contributo di fondazione con il Sud e fondazione Megamark, in cui lavorano migranti, ex detenuti e ragazzi a rischio delle periferie della città, la cooperativa “Noi&Voi” si butta in una nuova avventura, con l’obiettivo di sempre: reintegrare nel tessuto sociale e lavorativo chi ha perso la libertà, i sogni, le speranze.

Un Maestro pasticciere, Aldo Seprano, sta già facendo da tutor ad Antonio ma il progetto è in espansione nei numeri del personale detenuto coinvolto. Per il momento la produzione prevede crostate e cornetti, che verrannovenduti nello spaccio interno della polizia penitenziaria ed ai primi bar che hanno sposato la causa. Intanto,

il dono dei prodotti ad associazioni ed enti locali, permetterà una prima diffusione e conoscenza dell’idea.

È già attivo un contatto diretto con singoli acquirenti per le ordinazioni (fieripotest.pastrylab@gmail.com) ed è previsto presto l’avvio di un servizio di ecommerce e la creazione di una pagina Facebook. “I primi tempi – racconta Antonio – le righe di pasta frolla sulle crostate mi venivano sempre perpendicolari. Non c’era modo di guardare oltre quelle sbarre. Oggi penso al mio futuro con più fiducia. Mi è stata data una grande opportunità e spero che come me possano averla anche altri”.

Il laboratorio ha origine da un corso professionalizzante esterno alla casa circondariale, che ha coinvolto 50 detenuti in misura alternativa, di cui 10 nel laboratorio di pasticceria. ‘Fieri Postest’, in latino, ‘E’ possibile’ è un percorso che prende il nome dal ‘Centro Socio Rieducativo’ voluto da monsignor Filippo Santoro, arcivescovo della diocesi di Taranto e realizzato con il contributo della Caritas italiana. Un modo per fornire formazione e lavoro a persone in esecuzione penale esterna, con laboratori culturali e professionalizzanti” spiega don Francesco Mitidieri, anima fondante della cooperativa Noi&Voi.

Il laboratorio di pasticceria artigianale all’interno del carcere di Taranto, è un esempio concreto di connubio tra amministrazione penitenziaria e terzo settore. “È infatti la ‘Cassa Ammende’ ad aver finanziato l’acquisto delle attrezzature necessarie – dichiara la direttrice dell’istituto penitenziario, Stefania Baldassari con una spesa di 45mila euro. Lo spazio è stato adeguato dal punto di vista elettrico ed idrico e ceduto in comodato d’uso gratuito all’associazione ‘Noi&Voi’, attraverso la firma di un protocollo d’intesa che prevede che venga svolta attività di formazione e che il personale impiegato sia esclusivamente detenuto, in modo da favorire l’inserimento sociale e lavorativo, concluso il periodo di sconto della pena. L’idea della pasticceria riprende l’esempio del centro penitenziario Giotto di Padova, i cui panettoni artigianali ormai sono famosissimi. In questo senso,

sono tante le iniziative di formazione e lavoro che portiamo avanti a Taranto e che si affiancano a questa: abbiamo un’azienda agricola, una sartoria e presto anche un birrificio.

Quella della pasticceria è una bella scommessa. Nella casa circondariale – sottolinea Antonio Erbante, presidente della cooperativa ‘Noi&Voi’ – lavoriamo da 25 anni. Vogliamo formare i ragazzi in prospettiva di un lavoro all’esterno. Il carcere non deve essere considerato solo una punizione ma una modalità per poter pensare ad una nuova vita, una volta fuori”. Sulle scatole delle crostate prodotte in carcere, che faranno bella mostra nelle vetrine dei bar della città, c’è una scritta: “Non c’è dolce che può accontentare il palato, se non raccontato”. “Il racconto della storia di ciascuno in questo genere di iniziative formative per noi è fondamentale. Un’esperienza come questa – conclude don Francesco Mitidieri – permette di raccontare la propria vita a coloro che sono fuori, dimostrando come è possibile un’esecuzione penale piena di contenuti”.

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine