La “marcia su Roma” dei leghisti secondo copione. Alcune migliaia in piazza del Popolo. Esplode il “sovversivismo di governo” di cui parla Aldo Tortorella

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine

Antonio Gramsci avrebbe definito quello che è accaduto oggi in piazza del Popolo a Roma un episodio “del sovversivismo dall’alto delle classi dirigenti”. Lo spiega con il solito acume Aldo Tortorella in uno dei suoi editoriali su Critica marxista dal titolo “Sovversivismo e democrazia”, nel quale spiega la differenza tra le destre in ascesa in Europa e la particolare destra italiana. Scrive Tortorella con chiarezza: “Quello che fa eccezione, nel caso nostro, è il fatto che non si tratta di una destra di tipo democratico all’europea ma, sfortunatamente, della ripresa di temi e motivi che suggerirono ai bisnonni e ai trisnonni dei giovani italiani di oggi di promuovere e di sostenere un demagogo che alla fine portò tutti alla rovina”. Ebbene, quanto è accaduto oggi col raduno dei leghisti a Roma, in piazza del Popolo (non importa se poi sono stati 40mila, come risulta dalle riprese televisive, o 100mila, come hanno “sparato” gli organizzatori) è esattamente ciò che è stigmatizzato dalle parole di Aldo Tortorella. Inoltre, aggiunge l’intellettuale comunista, “Questa ben nota espressione di Gramsci, vuole indicare, com’egli scrive, «una politica di arbitrii e di cricca personale e di gruppo» in luogo di un «inesistente dominio della legge». Per certi aspetti è una fotografia della realtà italiana. Ma forse è più esatto dire che noi siamo di fronte ad un «sovversivismo di governo», e cioè a un uso del potere politico che tende – per interessi personali e di gruppo – non solo a infischiarsene delle leggi o a modificarle a proprio vantaggio, ma a mutare le regole della convivenza”. In sostanza, con queste parole è delineato il ritratto di Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno che oggi ha arringato la “sua” folla, insieme ad altri ministri leghisti. Tutto ciò che abbiamo ascoltato oggi dal palco leghista di piazza del Popolo ricorda non solo il “sovversivismo” di memoria gramsciana, ma anche certe forme tipiche del peronismo sudamericano.

Sul palco leghista ministri, membri del governo e parlamentari. E sotto, i sindaci con la fascia tricolore

In piazza del Popolo, a Roma, per la seconda volta dopo la prima manifestazione nazionale celebrata nel febbraio 2015, il segretario leghista parla al ‘suo’ popolo ma non solo. Per la prima volta su un palco di una manifestazione del partito che fu di Umberto Bossi c’è il Tricolore sotto lo slogan ‘L’Italia rialza la testa’, titolo che richiama la sfida all’Europa. E come accadeva nelle uscite pubbliche di altri rètori delle dittature, parole d’ordine sono “Dio, patria e famiglia”, con tanto di esibizione del rosario ed evocazione della tradizione cristiana, perfino da parte di chi, come ad esempio il ministro dell’Istruzione Bussetti, dovrebbe garantire la laicità dello Stato nelle scuole. Il ministro Bussetti ha invitato i dirigenti scolastici a riappendere il crocefisso nelle aule scolastiche perché “i cristiani non devono nascondersi”. Ma come spesso dicono e scrivono teologi e vescovi illustri e lo stesso papa Francesco, i simboli religiosi devono essere sottratti a due facili speculazioni: quella volgarmente politica (e quella della Lega di oggi lo è stata) e quella commerciale, per la quale l’oggetto di culto perde la sua sacralità e si annulla, smarrendovi il senso. Il ministro dell’Istruzione sarebbe tenuto ad osservare la Costituzione che prevede la laicità dello Stato, ed anche i consigli molto saggi della Chiesa, piuttosto che avventurarsi in mozioni propagandistiche. Il richiamo alle parole del ministro Bussetti serve tuttavia a comprendere quale fosse il clima di piazza del Popolo, suscitato da un palco pieno di ministri leghisti e di parlamentari, quale fosse il senso di questa manifestazione, che non è di “lotta”, ma di governo “sovversivo”, e con un segno preciso: della destra più estrema, e del suo leader che dice di parlare “a nome di 60 milioni di italiani”, malgrado il consenso elettorale sia di 5 milioni di voti. Chiediamo a Salvini di non parlare a nome nostro. Noi questo potere non gliel’abbiamo conferito.

Salvini esalta la legge repressiva sulla sicurezza e quanto ha fatto nel Mediterraneo (dimenticando i morti in mare)

Torniamo al resoconto del comizio di Salvini. “Dureremo cinque anni e manterremo le promesse. Non farò mai saltare un governo che lavora per gli italiani, neanche se arriviamo all’80%, per un sondaggio”, scandisce Salvini, intervenendo dal palco. Il vice premier leghista, quindi, assicura che l’esecutivo di cui fa parte non metterà “nessuna nuova tassa, su auto, case e conti correnti”. Mentre, sul tema manovra, chiede alla piazza di dargli “il mandato di andare a trattare con l’Ue, non come ministro, ma a nome di 60 milioni di italiani che vogliono lasciare ai loro figli e nipoti un’Italia migliore”. “Se l’Europa è quella che si ferma allo spread, alla finanza, agli zero virgola è un’Europa destinata a fallire”, critica. Nel suo intervento, diversi gli accenni all’esperienza di governo: da quanto fatto in materia di immigrazione, esaltando la chiusura dei porti e l’azzeramento delle ong (ma non ha specificato che i morti in mare sono saliti), alla legge sulla sicurezza (ma non ha detto che serve solo a cacciare sulla strada migliaia e migliaia di migranti) alla riforma del codice degli appalti. Sul fronte del partito, il segretario leghista rivendica con orgoglio: “Quando la Lega del 4 per cento manifestò in questa piazza mai avrei pensato che gli italiani ci dessero la forza di essere il primo movimento politico di questo Paese”.

Vorrebbe citare Mussolini, ma si morde la lingua, e cita De Gasperi (che si rivolta nella tomba)

“Io non mollo”, garantisce Salvini, invitando i sostenitori a “marciare uniti e compatti perché cercheranno di dividerci nei prossimi mesi”. Ed ecco la stoccata che ricorda molto da vicino un’altra “Marcia su Roma”: “Leggendo i giornali la mattina mi accorgo che siete nel giusto perché se i portavoce dei poteri forti” ci attaccano, “vuol dire che siamo nel giusto. Non molleremo mai vi do la mia parola che andremo fino in fondo. Non saranno gli attacchi e le bugie a fermarci”. Insomma, a scanso di equivoci, Salvini si lascia sfuggire la voce dal seno: “Non posso ripetere ‘Molti nemici e molto onore’ – aggiunge ricordando quando fu accusato di citare Benito Mussolini -, sennò mi rimproverano di nostalgie che non ho”. Il segretario leghista poi tiene a ricordare quanto sosteneva De Gasperi, secondo cui “un bravo politico non pensa alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni”. Poi Salvini lascia la piazza e per andare nelle Marche. Domani l’incontro a colazione al Viminale con il mondo produttivo, tra cui imprenditori e artigiani che hanno manifestato contro la manovra. Martedì e mercoledì una pericolosa missione in Israele, dove ha in programma un incontro con Benjamin Netanyahu. Su questa missione, alcuni membri delle Comunità ebraiche italiane, con un appello pubblicato sul Manifesto, hanno già messo in guarda sul fatto che possa trattarsi di una sorta di “patente della destra razzista”, consegnata da Israele. E infine, una nota di colore: ‘rottamati’ i tradizionali ‘Carmina burana’ leghisti, Salvini è salito sul palco sulle note di ‘Vincerò’ dall’aria ‘Nessun dorma’ della ‘Turandot’ di Giacomo Puccini. Ci auguriamo che resti solo l’auspicio di una fredda giornata di dicembre…

Share

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine