Ivan Risti: «Ecco come si diventa uomini d’acciaio»

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Cuore, muscoli, cervello. Ci vuole tutto questo e una gran quantità di motivazione per fare quello che fa Ivan, milanese, classe ’80. Triatleta professionista di lungo corso, ha vestito la maglia azzurra tra il 2005 e il 2010, bronzo al mondiale Universitario 2006 e campione italiano di distanza sprint nel 2007. Dal 2014 si dedica agli Ironman, dove ha ottenuto svariate top 10 in gare del circuito e nel 2016 podio in Francia con il record personale di 8h19’58”. Da quattro anni ha aperto la sua esperienza agli altri e si è messo a disposizione di chi vuole imparare a gareggiare nel triathlon con il suo programma “Train Smart, Race Better”. Raggiungiamo Ivan Risti nella piscina dove si allena, per farci raccontare i segreti per gestire un Ironman e superare quei momenti di sconforto e di «crisi», che inevitabilmente si presentano durante una gara di lunga distanza.

Cuore ed emozioni: che cosa la spinge a partecipare a un ironman?
«La mia indole è agonistica e l’Ironman è un percorso lungo tanti anni. Quando nuotavo da ragazzino, negli anni ’90, iniziai a sentire parlare di questa sfida. Scherzando coi miei compagni di allenamento si diceva “prima di morire dobbiamo fare un Ironman”. Oggi sono l’unico di quel gruppo ad averne fatto uno (non saprei se vantarmi di questa cosa). Ecco. Non credo di aver risposto correttamente alla domanda ma credo che da un lato si intuisca il motivo, ovvero la sana voglia di competizione e dall’altra il fascino di una sfida che ti accompagna nella vita».

Tre discipline, allenamenti tripli. È davvero così?
«In realtà noi lavoriamo considerandolo uno sport unico. L’evoluzione della preparazione del triathlon è stata notevole e oggi si lavora molto sul combinare i lavori in modo che non facciano a pugni tra loro. Il rischio sarebbe di farsi male e basta.
Per cui ogni giornata può essere dedicata anche a più discipline, chiaramente dobbiamo sempre cercare di bilanciare le attività e considerare sempre quello che è stato fatto nelle altre discipline. Il carico quotidiano di lavoro deve tenere conto sia degli stimoli muscolari sia di quelli organici e mentali. Non è un bilanciamento facile da raggiungere e per questo credo sia necessaria anche molta esperienza per comprendere le proprie capacità».

Nello sport occorre disciplina mentale e nel triathlon forse ancora di più. Come “allena” questo aspetto?
«Io divido gli aspetti mentali in due punti. Il primo è la volontà di costruire un risultato. Occorre sicuramente una gran “voglia” per allenarsi tutti i giorni, anche lontano dalle competizioni, con condizioni atmosferiche sfavorevoli o con poco tempo a disposizione. In realtà spesso la parte più difficile è il primo passo: buttarsi in acqua la mattina presto, oppure uscire a correre al buio o sotto l’acqua, farsi 6 ore di bici sfidando il traffico o il freddo. Ma una volta fatto il primo passo per iniziare poi è sempre tutto più facile. Io penso spesso alle sensazioni fantastiche che proverò dopo e così trovo la motivazione per fare quel passo. Consiglio sempre a tutti si utilizzare dei piccoli stratagemmi per ingannare la mente che tendenzialmente è pigra. Per esempio, molto banalmente, se vi allenate dopo il lavoro è bene non rientrare a casa, ma trovare il modo di fare allenamento nel tragitto o facendo base in altro luogo».

E per superare i momenti difficili, che stratagemmi usa?
«I momenti difficili nell’ironman sono una certezza. In allenamento sfrutto alcuni momenti per lavorare su questi fattori in previsione delle competizioni. Allenarsi in gruppo può aiutare a trovare una marcia in più. Oppure, durante la corsa, mi è più facile se ragiono a piccoli traguardi e mi concentro sull’aspetto tecnico. Cerco di non pensare a nulla se non al prossimo traguardo che mi sono “inventato” lungo il percorso e un passo alla volta vado avanti. Sicuramente non è facile ricreare la “spinta” mentale e fisica legata alla competizione in allenamento ma è utile immedesimarsi con le sensazioni che provi in gara, provando a spingere ancora un po’. Riassumendo, è questione di vedere il positivo che c’è nella situazione che si sta vivendo. A volte serve solo provare a fare un passo dopo l’altro, a volte ci si deve concentrare sugli aspetti tecnici che, durante uno sforzo intenso, si possono perdere. Altre volte si deve avere lucidità mentale per gestire le situazioni che si creano in gara».

Molti amatori si chiedono se sia possibile preparare una gara nonostante lavoro e impegni familiari. Qualche consiglio per chi vuole cimentarsi sulla distanza?
«Sì certo che si può. Chiaramente dipende dall’obiettivo personale. Mediamente per finire un Ironman il tempo limite è 16-17 ore. È il doppio del tempo che ci mette un professionista e vi garantisco che con un minimo di preparazione si può fare.
8-12 ore settimanali ben pianificate sono sufficienti.
I consigli più importanti: bisogna affidarsi a un preparatore esperto che può ottimizzare il lavoro e non farvi disperdere energie e tempo. Bisogna condividere questa avventura in famiglia per evitare scompensi nell’equilibrio di casa. Bisogna imparare a gestire bene il tempo e gli spostamenti. Ne gioverà anche la vostra vita quotidiana e la vostra professionalità. Occhio a non esagerare però… non fatevi prendere troppo dalla malattia, è pericolosa».

Quanto conta l’attrezzatura in un triatleta?
«Molto. Più si va avanti più il livello degli atleti si uniforma e i “marginal gain” diventano la chiave vincente. Allenamento, alimentazione e anche materiali. Per esempio io, da ex nuotatore, sono tra i primi nella frazione iniziale e per me conta molto avere dei materiali di livello adeguato alla prestazione. Nelle nostre gare la temperatura dell’acqua determina la possibilità di utilizzare la muta in neoprene oppure dover nuotare senza. In entrambi i casi Aqua Sphere, l’azienda che mi supporta per il nuoto, ha dei prodotti che mi permettono il massimo rendimento. In casi di nuoto senza muta utilizzo lo speedsuit di Aqua Sphere, un “costumone” da nuoto in tessuto idrorepellente e con aree di compressione che aumentano la capacità idrodinamica del corpo. Quando invece la temperatura è bassa (nelle gare Ironman 21.9 per i Pro e 24 per gli age group sono i limiti) uso la muta Phantom, sempre Aqua Sphere. È studiata per permettere di essere veloce e di non avere impedimenti nella mobilità delle spalle e combina tre differenti neoprene per caratteristiche di elasticità così da avere parti più rigide, come la fascia ad altezza vita, e parti più morbide ed elastiche nei punti di maggiore mobilità (spalle, braccia e parte alta del tronco). E’ importante scegliere prodotti studiati specificatamente per il triathlon o il nuoto in acque libere, mute di altro tipo vi faranno pentire di averle indossate. Pensa che con una muta da triathlon il guadagno in secondi varia dai 3 ai 5 ogni 100 m per un buon nuotatore come me. Per un amatore di medio livello questo vantaggio in secondi è maggiore perché la muta compensa molto la scarsa capacità di galleggiamento in fase natatoria. Inoltre anche la scelta degli occhialini è un fattore determinante in gara, se considerate che devo essere in grado di vedere la direzione da tenere e gli avversari, sia in condizioni di scarsa luce sia di sole forte che può limitare la vista».

Capitolo alimentazione. Quanto conta in una gara così lunga e quanto la cura?
«Qui sono fortunato, perché mia moglie Elena Casiraghi è un’esperta in questo, lavora per Enervit, azienda storica del nostro paese, magari qualcuno ha avuto il piacere di ascoltarla a Deejay Training Center su Radio Deejay, la domenica con Linus. Mi aiuta nella quotidianità e insieme studiamo i dettagli per la gara.
Ho un piano che inizia dalla sveglia e termina con l’arrivo della gara. Colazione leggera con pane e marmellata e un beverone di Carboflow (un preparato di estratto di flavanoli del cacao e carboidrati). Poi uno snack prima di partire (di solito una barretta) e poi dopo la frazione di nuoto integro regolarmente. Gel e barrette in bici più acqua e sali a intervalli regolari per l’idratazione. Di corsa a volte diventa più complicato essere regolari a causa delle difficoltà che sopraggiungono con la fatica (stomaco che si ribella), ma cerco sempre di assumere gel a cadenza regolare oltre ad acqua, pastiglie di sali concentrate e a volte della coca cola che prendo ai ristori».

Quando si avvicina una gara, cambia anche il modo di alimentarsi?
«No, aumento leggermente le dosi di carboidrati ma considerando che ci si allena molto meno è meglio evitare di esagerare. Il corpo può immagazzinare una quantità limitata di glucidi. Esagerare sarebbe come cercare di mettere benzina quando il serbatoio è già pieno. Continuo con una alimentazione bilanciata, cerco di idratarmi al meglio e assumo regolarmente omega 3 e flavanoli del cacao in forma di integratore. Sempre nei giorni pre gara evito cibi che possono creare disturbi intestinali come verdure, frutta o prodotti ricchi di fibre».

Tra 10 anni dove si vede, in palestra ad allenare?
«Questa è già un’attività che faccio da qualche anno. Alleno diversi atleti amatori o di settore giovanile, in parte presso il centro DDS di Settimo, che è anche la mia squadra e dove anch’io nuoto.
Inoltre seguo individualmente alcune persone per aiutarle nel raggiungere il loro obiettivo. Da qualche anno inoltre organizzo dei training camp in diversi periodi dell’anno sia con la DDS sia con un progetto di nome “Train Smart” iniziato con l’amico e collega Daniel Fontana. L’ultimo è stato a Livigno ad agosto e ora stiamo pianificando il 2019 con alcune novità che sveleremo a breve attraverso i nostri canali social. È difficile dire oggi dove sarò tra 10 anni ma credo che strutturando ancora meglio queste attività potrò continuare a fare della mia passione anche il mio lavoro quotidiano».

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