Regione, le mille “strozzature” del bilancio

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine

CATANZARO Il “totem” della sanità, che macina soldi a valanga e – giusto per dare un’idea – solo come mobilità passiva nel 2018 è costata oltre 350 milioni, e poi i buchi e le perdite degli enti sub regionali e delle partecipate, il contenzioso galoppante, gli inarrestabili debiti fuori bilancio e infine le emergenze vecchie – come il precariato – e le emergenze nuove. Il Bilancio di previsione della Regione per il 2019 è tutto questo, tra tante “strozzature” e “ingessature” che confermano il trend che anno dopo anno caratterizza la stesura della manovra contabile: fiato corto e capacità di programmazione ridotta sempre più al lumicino, anche per colpa dei limiti imposti da “lacci e lacciuoli” di rango nazionale.

LA MANOVRA COMPLESSIVA Il bilancio di previsione 2019 (e il pluriennale 2019-2021) è stato approvato il 3 dicembre scorso dalla Giunta Oliverio, su proposta dell’assessore Mariateresa Fragomeni, ed è arrivato in queste ore in consiglio regionale: è già stato assegnato alla seconda commissione per l’esame di merito, e poi alle altre commissioni di Palazzo Campanella per il parere, per approdare per l’ok finale in aula nei giorni precedenti. Un po’ di numeri, secondo quanto riporta la relazione tecnica al documento contabile varato dalla Giunta. «Il bilancio di competenza della Regione per l’anno 2019, al netto delle partite di giro (1,85 miliardi circa), dell’avanzo di amministrazione applicato (204 milioni), della eventuale anticipazione di cassa (nel limite massimo di 200 milioni), e del fondo pluriennale vincolato (88 milioni) ammonta complessivamente a circa 6,2 miliardi. Si tratta però – rileva la relazione – in gran parte di risorse a destinazione vincolata, vale a dire di somme il cui utilizzo può aver luogo solo per finalità stabilite da altri decisori istituzionali o con questi concordate. Rientrano in tale area le risorse destinate al finanziamento del servizio sanitario regionale (3,7 miliardi circa; 60%), l’annualità 2019 del Por Calabria e del Pac 2014-2020 (913 milioni di euro;14,7%), le risorse del Programma di Azione e Coesione 2014-2020 (305 milioni; 4,9%), ulteriori fondi di natura vincolata assegnati a vario titolo dallo Stato o da altri soggetti (433 milioni di euro circa, pari al 7%).

IL CAPITOLO ENTRATE Le entrate tributarie I tributi propri della Regione, comprese l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) e l’addizionale regionale Irpef, ammontano complessivamente a 1,191 miliardi circa, ma – spiega la relazione  – «una quota dell’Irap, pari a 109 milioni, e una quota dell’Irpef, pari a 211 milioni, sono destinate al finanziamento del servizio sanitario regionale, mentre un’altra parte dell’addizionale Irpef, quantificata in 75,7 milioni e i 25,2 milioni derivanti dall’incremento dell’aliquota Irap, sono destinate alla copertura dei disavanzi di gestione in materia di spesa sanitaria. Le entrate tributarie al netto della sanità scendono, pertanto, a 770,1 milioni». Capitolo ad hoc riguarda poi le entrate in sanità: «Nel bilancio corrente – prosegue la Giunta – è̀ stata inserita la previsione riferita al 2018 assestato, determinata in 3.512 milioni di euro, importo che include i 15 milioni destinati al finanziamento del fondo di dotazione dell’Arpacal e la mobilità passiva, compresa quella internazionale, stimata in circa 354 milioni di euro. Il finanziamento di tale fabbisogno, come previsto dal decreto legislativo 56/2000, avviene secondo questi canali: o quota parte del gettito Irap, corrispondente a 109 milioni, o parte del gettito dell’addizionale regionale Irpef stimato in 211,3 milioni, o fondo sanitario di parte corrente, definito al momento in 3,15 miliardi. o una stima della mobilità attiva per euro 26,2 milioni, o una stima della mobilità attiva internazionale per 7,4 milioni».  Ci sono poi i contributi e le entrate derivanti da assegnazioni statali e comunitarie: «La gran parte delle risorse statali e comunitarie sono relative alla quarta annualità del Por Fesr, Fse e  Pac 2014-2020 (oltre 912 milioni) e al Fondo sviluppo e coesione (305 milioni circa). Le altre voci dello stato di previsione dell’entrata con vincolo di destinazione di una certa rilevanza risultano essere al momento i 130 milioni per i progetti per la difesa del suolo e la tutela ambientale realizzati dai lavoratori idraulico- forestali, i 208 milioni del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, il fondo nazionale per le politiche sociali, per un importo al momento fissato in 11,5 milioni, i 21,5 milioni per la stabilizzazione degli Lsu-Lpu (ne mancano circa 30 per ricostituire i fondi che lo Stato aveva assicurato negli ultimi 4 anni), i circa 16 milioni dei fondi per la non autosufficienza, i 19 milioni per i centri per l’impiego». «Queste entrate – emerge ancora dalla relazione al Bilancio – sono estremamente importanti per gli equilibri del bilancio regionale anche se non sufficienti a soddisfare il fabbisogno di spesa che contraddistingue i settori in argomento».

LA MANOVRA SULLA SPESA  Come anticipato, il Bilancio della Regione vale circa 6,2 miliardi,  il 58,6%  dei quali è rappresentato da spese per la sanità. Le risorse per investimenti (Por e Fas) rappresentano il 21,1% circa del bilancio puro di competenza, mentre il 7,9% riguarda altri fondi a destinazione vincolata.  La relazione poi annota: «La spesa finanziata con risorse autonome rappresenta solo il 12,4% della spesa complessiva in termini di competenza totale» ed è fissata «per il 2019 in 782 milioni di euro: è questo l’importo sul quale la Giunta, prima, e il Consiglio regionale, poi, possono operare delle scelte di carattere discrezionale, fermo restando che in ogni caso gran parte di tale importo è destinato a spese di carattere obbligatorio (personale, mutui, contratti, accantonamenti) o utilizzato per far fronte alle emergenze sociali ed occupazionali della Regione e quindi difficilmente rimodulabile.». La Giunta parla di «difficile manovrabilità delle risorse regionali», esemplificata da altri dati: le spese di funzionamento e per il personale del Consiglio e della Giunta e per i mutui rappresentano oltre il 41 % delle spese autonome, mentre i trasferimenti per gli enti sub regionali, per il precariato, per la sanità, per le politiche sociali e per i trasporti coprono il 43,8%. Inoltre – si rimarca – «le regole imposte dal decreto legislativo 118/ 2011 comportano un freno a politiche espansive della spesa in presenza di entrate incerte o di difficile esazione. Infatti, gli accantonamenti necessari per preservare gli equilibri di bilancio rivestono un peso elevato e in costante crescita. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità̀ presenta un valore pari a circa 61 milioni di euro, se riferito solo all’anno 2019. Se a questo si aggiungono gli accantonamenti di competenza 2019 per il fondo contenzioso (7,4 milioni circa), per i pignoramenti (13,4 milioni), per le perdite delle società (2,3 milioni) e per eventuali debiti fuori bilancio (2,5 milioni) si evince perfettamente la difficile rimodulabilità fra le diverse voci di bilancio».

“LA LISTA DELLA SPESA” In sintesi, ecco le spese che la Giunta prevede di finanziare per il 2019 con i 782 milioni di risorse autonome: il finanziamento delle spese obbligatorie per il personale della Giunta per 112,7 milioni (113,9 milioni nel 2018; -1%); le spese di funzionamento di carattere obbligatorio relative all’acquisizione di beni e servizi per 21,6 milioni (22,4 nel 2018); le spese per il funzionamento del Consiglio regionale per 58 milioni; le rate di ammortamento inerenti ai mutui contratti per 94,8 milioni (90,4 nel 2018); contributi agli enti locali per mutui contratti per la realizzazione di opere pubbliche per 27,6 milioni (27 milioni nel 2018); la spesa per sostenere le funzioni tornate in capo alla Regione ma rimaste ancora alle Province per 15,2 milioni; la previsione del rimborso della anticipazione di liquidità̀ del 2011 di 428 milioni per il ripiano del debito sanitario per 30,7 milioni;  il finanziamento di spese per la sanità a carico del bilancio regionale per circa 9,4 milioni, di cui 8 milioni per i malati di sangue infetto di cui alla legge 210/1992, non più̀ finanziata dallo Stato; il trasferimento di 122 milioni agli enti sub regionali (73,7 milioni per Calabria Verde e per i Consorzi, 36 milioni per Arsac, 3,3 milioni per Arcea, 0,8 per Azienda Calabria Lavoro, 1,3 per Fondazione Terina, 525mila per i parchi regionali); gli stanziamenti per il precariato (Lsu-Lpu, ultracinquantenni espulsi dal mercato del lavoro, “ex Why not”) per 55,4 milioni; 28,5 milioni per la copertura della quota regionale delle rette socio-sanitarie; 9,98 milioni per il finanziamento per il diritto allo studio; 32,6 milioni quale quota regionale destinata al trasporto pubblico locale; il finanziamento di 18,5 milioni di euro circa delle altre leggi regionali di natura settoriale (turismo, cultura, agricoltura, urbanistica, ambiente, ecc); accantonamenti per circa 61 milioni al “Fondo crediti dubbia esigibilità”; accantonamenti di risorse per far fronte ai pignoramenti, a titolo di fondo rischi, per copertura perdite società partecipate, per eventuali debiti fuori bilancio per un totale di circa 23,4 milioni; oneri non ripartibili per ulteriori 25,8 milioni».

“LA LISTA DELLA SPESA” 2  Ma non è finita qui, perché – si legge ancora nella relazione al Bilancio di previsione 20919 – «ci sono nuove voci di spesa determinate con il disegno di legge di stabilità regionale»: le più significative riguardano la copertura alle spese per garantire il funzionamento del Corap, Consorzio regionale per le attività produttive (9 milioni in tre esercizi finanziari), l’intervento in favore di Fincalabria con 2,5 milioni per far fronte agli oneri derivanti dalla sottoscrizione di una convenzione per la fornitura di servizi ai Dipartimenti regionali, il cofinanziamento del fondo per la non autosufficienza per oltre  2 milioni, l’istituzione del fondo regionale per realizzare interventi urgenti destinati al sostegno a famiglie e imprese che hanno subito danni per eventi calamitosi con decorrenza dall’1° gennaio 2018 (1 milione), 5 milioni di euro sempre a Fincalabra quale soggetto gestore di uno strumento per la concessione di prestiti, microcredito o prodotti finanziari, in favore delle imprese ubicate in aree per cui è stato dichiarato lo stato di calamità naturale con decorrenza dal 1 gennaio 2018.

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it

L’articolo Regione, le mille “strozzature” del bilancio proviene da Corriere della Calabria.

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine