Occhiuto contro i «comitati d’affari politici» che non vogliono il museo di Alarico

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COSENZA «Visto che ormai la politica si fa con le denunce, lo faccio pure io». Così parla Mario Occhiuto che, alla vigilia dell’Immacolata, annuncia l’imminente deposito alla Procura di Cosenza e di Roma di una denuncia contro il «comitato d’affari» interno alla Soprintendenza che sarebbe, a suo dire, alle dirette dipendenze di un altro comitato: «Quello politico». Terreno di contesa a colpi di citazione in giudizio, neanche a dirlo, tutta la serie di atti amministrativi, pareri e ritiri in autotutela a corredo della realizzazione del Museo di Alarico.
La struttura che dovrà sorgere al posto del Jolly Hotel, del quale rimangono solo vestigia di calcestruzzo, è nei progetti di Occhiuto fin dalla sua prima consiliatura come sindaco di Cosenza, ma l’ultima comunicazione data alla stampa dalla senatrice del M5s Margherita Corrado e relativa all’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica manda fuori dai gangheri il primo cittadino. E quindi, a carte scoperte, nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, il primo cittadino chiarisce due punti: «Il museo di Alarico si farà, ma voglio a questo punto che la Procura individui le responsabilità dei funzionari coinvolti nei procedimenti che riguardano le autorizzazioni». Il retroscena sono chiamate tra funzionari, enti, pressioni politiche che per Occhiuto hanno un solo obiettivo: bloccare la sua attività amministrativa.

CORRUZIONE IN ATTI POLITICI La denuncia di Occhiuto, all’opinione pubblica prima che all’autorità giudiziaria, è quella che per il primo cittadino trova vita e anima nella «cupola» di funzionari pubblici e politici. Veniamo ai nomi. Anche se nel corso dell’incontro con la stampa, l’avvocato Giovanni De Rose, comunica che sono state riportate le circostanze e che quindi spetterà alla magistratura individuare i responsabili, chi segue le vicissitudini moderne legate al nome del Re Visigoto, riesce con facilità a orientarsi. Innanzitutto il folto gruppo del Movimento 5 Stelle che affida la battaglia contro Alarico alla senatrice crotonese Margherita Corrado ma che avrebbe alle sue spalle una truppa composta da Nicola Morra, Annalaura Orrico e Laura Ferrara. Poi c’è il movimento “Noi”, i cattolici capeggiati da Fabio Gallo. In ultimo la schiera di cittadini, intellettuali e docenti universitari, molti dei quali fecero la loro prima comparsa pubblica quando si installò la statua “Alarico a Cavallo” nei pressi della confluenza del Crati e del Busento. «Si tratta semplicemente di un comitato politico-ideologico che vuole fare una battaglia contro la mia azione amministrativa – spiega Occhiuto –. Sul Museo non contestano l’impatto paesaggistico ma semplicemente la mia idea di opera». Secondo quanto dichiarato dal sindaco nella denuncia che intende presentare, il sovrintendente ai beni culturali Mario Pagano avrebbe indicato molte irregolarità all’interno del proprio ufficio. «Non trovo altre parole per dire che si tratta di una azione combinata contro di me e Pagano ed ora non possiamo subire più queste prevaricazioni». C’è il ritiro dell’autorizzazione di impatto paesaggistico ma anche altro. «Una società ci aveva proposto di fare dei rilievi per vedere se c’è il tesoro di Alarico con una tecnica non invasiva. Il funzionario Calandra prima ci ha dato l’autorizzazione sebbene non ce ne fosse bisogno – dice il sindaco della città di Cosenza – poi su un giornale ha scritto che era stata ritirata». Per Occhiuto autorizzazioni, diffide, revoche in autotutela, sono un combinato di azioni amministrative che non sono fatte secondo legge. «I cittadini – conclude – subiscono disagi creati al solo scopo di intralciare il lavoro che stiamo facendo per questa città».

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it

L’articolo Occhiuto contro i «comitati d’affari politici» che non vogliono il museo di Alarico proviene da Corriere della Calabria.

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