Lettera (chiusa) agli animalisti

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine

Un pochino in ritardo – spero giustificato dai tanti impegni, soprattutto alla Comunale – si entra finalmente in medias res, cioè a parlare dell’evento di domenica, la manifestazione animalista contro il Palio: al di là del DOVE sia (ieri, spostamento da Piazza Amendola al Parco Unità d’Italia, cioè al Parco urbano per i più), va da sé che il problema è soprattutto la cosa in sé.

La battaglia culturale della città sarà lunga, qualunque cosa accadrà domenica; ma – se ben condotta – potrebbe non solo salvaguardare l’evento-Palio (non così a rischio, nonostante tutto), ma anche sbugiardare un piccolo nucleo di estremisti di una causa sacrosanta, che annovera ben altre figure. Due piccioni con una fava, per dirla tutta.

Buona lettura a (quasi) tutti, dunque!

LETTERA (CHIUSA) AGLI ANIMALISTI

Molti, in questi ultimi giorni, hanno portato avanti le legittime difese della comunità senese, di fronte all’evidente attacco della componente animalista che marcerà su Siena (sic) domenica prossima; riteniamo dunque del tutto inutile e pleonastico aggiungere una ulteriore voce in tal senso, rispetto ad un coro cittadino piuttosto nutrito.

Semmai, ci preme fare un amaro passo in avanti, che cerchiamo subito di spiegare nel modo più chiaro possibile: Siena ha di fronte a sé una occasione storica, che va ben al di là della difesa della propria Festa e delle proprie tradizioni (o meglio: potrebbe appunto prendere due piccioni con una fava). Siena può cercare di affrontare di petto (che non vuol dire da “pettoni”) un problema che riguarda un orizzonte ben più ampio dell’intra moenia; difendendo se stessa, può fare un favore a chiunque creda che, fra animali ed animali-umani, ci sia ancora una certa, ontologica differenza, e quindi una conseguente gerarchia di diritti, tale da riverberarsi su tutto il resto.

Non è dunque tanto una questione da Repubblica di Siena – tanto angusta quanto anacronistica -, è davvero ben di più: è la sottolineatura, chiara e forte, del rifiuto della filosofia dell’antispecismo, quella inqualificabile visione del mondo per la quale un ragno, un cane o un cavallo devono avere gli stessi diritti di un umano (peraltro, il rischio-zero non esistendo, in alcuna attività, neanche per l’umano…).

Un acuto osservatore delle cose paliesche come Paolo Neri – tanto più autorevole e credibile, nel panorama cittadino, in quanto capace di criticare dall’interno le innumerevoli storture culturali e mediatiche del Palio di oggi, a partire dall’eccesso di attenzione verso tutti i Paliotti non senesi e verso i fantini – ha detto cose, sagge e provocatorie ad un tempo, sul Corriere di Siena odierno (intervista di Alessandro Lorenzini): non entriamo sul tema, un po’ freudiano, se si possano definire gli animalisti “repressi” ed “invidiosi” dell’evento paliesco senese (chissà…), ma di certo l’espressione usata a proposito del “profumo di Sant’Uffizio” che promana dalle loro prese di posizione, per l’appunto vagamente inquisitoriali, mette l’accento proprio sul punto in cui è cosa buona e giusto metterlo.

Esiste, eccome se esiste, l’animalismo serio, intelligente e documentato; ne vogliamo fare un esempio, fra i fortunatamente tanti? Il filosofo francese Frédéric Lenoir, che ha dato alle stampe un libro che in Francia sta avendo un grande successo (“Lettera aperta agli animali (e a chi li ama)”, ora uscito in Italia per La nave di Teseo che ne ha acquisito i diritti); Lenoir si è battuto contro la macellazione rituale, tradizione degli ebrei e dei musulmani, che fa morire le bestie fra sofferenze atroci, e insieme ad altri ha fatto in modo che in Francia gli animali passassero – a livello di status giuridico – da “beni mobili” a “esseri sensibili”, con ben maggiori diritti (bel pezzo sul Venerdì di Repubblica della scorsa settimana, a firma di Giulia Villoresi, sul libro in oggetto).

Ma non per questo Lenoir rinuncia a farsi un bel pollo arrosto, di cui dice di andare matto; né tantomeno lo studioso francese arriva all’idiozia di mettere sullo stesso piatto della bilancia un essere umano ed un cane-gatto-farfalla-cavallo. Chapeau a Lenoir, dunque, e chapeau all’animalismo che tutti vorremmo: noi per primi.

Questi sedicenti animalisti portano invece serio e prolungato nocumento ad una causa – quella, per l’appunto, dei diritti degli animali – che lo scrivente non reputa giusta, reputa sacrosanta: ottima – per fare un altro esempio – la pubblica denuncia delle condizioni “disanimali” degli allevamenti industriali, con uno spazio vitale di un metro quadro per bestia (e dunque – sia detto per inciso – merito a chi alleva la cinta, che attende la macellazione allo stadio semibrado); mentre nel caso senese – come scritto non sappiamo più quante volte – il problema è che a favore dei cavalli si fa TROPPO, non TROPPO POCO.

Questi animalisti, per farla breve, stanno ai difensori seri dei diritti degli animali, agli etologi di rango e di solidi studi, esattamente come Asia Argento sta al Metoo e ai sacrosanti diritti delle donne vessate: se ne ergono a paladini, ma danneggiano (non si sa neanche se rendendosene appieno conto) la causa per cui si mobilitano. Chapeau anche a loro: al contrario, però…

The post Lettera (chiusa) agli animalisti appeared first on Eretico di Siena.

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine