Il Riesame demolisce il modello Riace

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RIACE Sono parole di fiele quelle che il giudice Tommasina Cotroneo, presidente del Tribunale del Riesame, riserva al sindaco sospeso di Riace, Mimmo Lucano, ma è mistero sulle modalità con cui sono state veicolate. Una mail anonima, proveniente da un mittente sconosciuto, ha portato sulle scrivanie di diversi cronisti il provvedimento del tribunale, per settimane rimasto riservato. Chi avesse interesse a far conoscere le motivazioni del giudice non è dato sapere, ma di certo quello che emerge non è un quadro roseo né del paese dell’accoglienza, né del suo sindaco, oggi sospeso. Nonostante il giudice Cotroneo abbia convertito gli arresti domiciliari inizialmente imposti a Lucano, nel tecnicamente meno severo esilio che oggi gli impedisce di stare a Riace, le considerazioni con cui motiva le proprie decisioni sono decisamente più pesanti di quelle formulate dal gip.

«DELIRIO DI ONNIPOTENZA» «Lucano non può gestire la Cosa Pubblica né gestire denaro pubblico mai ed in alcun modo. Egli è totalmente incapace di farlo e, quel che ancor più rileva, in nome di principi umanitari ed in nome di diritti costituzionalmente – si legge nel provvedimento – garantiti viola la legge con naturalezza e spregiudicatezza allarmanti». Per il giudice, il sindaco sospeso del paese dell’accoglienza sarebbe afflitto da una sorta di delirio di onnipotenza e da una volontà pervicace ed inarrestabile di mantenere quel sistema Riace rilucente all’esterno, ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno.

IL PESO DELL’IMMAGINE Un processo degenerativo, dice il Riesame, che si sarebbe innescato «nel tempo», e avrebbe finito per sporcare buoni propositi e ragioni umanitarie con «una mala e opaca gestione, mille violazioni di legge e una volontà sempre più forte ed incontenibile del Lucano di dare l’immagine al mondo esterno di un modello di integrazione e di salvarne ed esportarne le fattezze esteriori a tutti i costi, più che di far sì che quel modello apparentemente perfetto lo fosse invero realmente». Insomma, per il giudice, il sindaco sospeso di Riace sarebbe stato interessato più alla forma che alla sostanza di un modello divenuto un punto di riferimento nel mondo.

«MODELLO VIZIATO AB ORIGINE» Nel ritratto che ne fa il Riesame, Lucano è un freddo e cinico calcolatore, il cui unico fine sarebbe il mantenimento della sola immagine di un sistema. Per questo, a detta del giudice, sarebbe stato permesso di rimanere a Riace anche a chi aveva terminato il suo progetto Sprar solo per «mantenere la mission» del paese dell’accoglienza e ottenere finanziamenti, contando sulla complicità dei molti del luogo che «lavoravano per le associazioni e quindi vivevano grazie alla manna del denaro pubblico e non avrebbero avuto ragione di denunciare i fatti». Ma per il Riesame, Lucano sarebbe anche un fine stratega politico, che avrebbe usato il sistema dell’accoglienza per accumulare consensi elettorali, a tal fine permettendo anche sottrazioni di denaro e illegalità. A detta dei giudici, lui avrebbe voluto «mandare via quei parassiti, da lui assunti e remunerati, ma la politica, intesa, certo, non nella sua accezione pura, glielo impediva, così come il pacchetto di voti che a lui sarebbe derivato da quel sistema parassitario che gli consentiva di mantenere quel modello Riace viziato ab origine».

O CAPOLISTA O NIENTE In più, sottolinea il Riesame, sarebbe stato anche capace di pensare strumentalmente ad una sua candidatura alle politiche «come capolista al fine di arginare l’azione giudiziaria nei suoi confronti». Una convinzione maturata sulla base di una conversazione intercettata, durante la quale si sente Lucano affermare: «Il Partito Democratico lo escludo subito… per me rimane questa opzione ma se… se non ci fosse stata questa… come devo dire.. questa cornice giudiziaria io ti avrei detto subito no immediatamente… invece questa cosa mi fa riflettere un po’ perché… ehhh per i motivi che puoi immaginare». E ancora: «L’intenzione mia è che… che… per quanto riguarda gli aspetti giudiziari così a me conviene… ma però intanto ovviamente io accetto solo se sono primo della lista».

«PEZZE SU PEZZE» Per i giudici poi sarebbero anche le attività del sindaco sospeso e dell’amministrazione per chiarire la mai negata confusione contabile sarebbero in realtà un «brulicare di stratagemmi, emerso a piene mani dall’indagine, al fine di coprire i buchi contabili e giustificare le spese a seguito della chiesta rendicontazione da parte della Prefettura», in modo da «mettere pezze su pezze ed ottenere i finanziamenti che, in mancanza di documentazione giustificativa, non sarebbero stati erogati».

BOCCIATI FRANTOIO E ALBERGO SOLIDALE Anche il turismo solidale e attività come il frantoio per il Riesame sono un problema. A Riace non lo hanno mai nascosto. Parte dei 35 euro giornalieri destinati alla gestione di profughi e richiedenti asilo venivano investiti in progetti di più lungo respiro, in modo da dare prospettiva anche a quanti fossero in futuro usciti dal sistema dell’accoglienza. Per i giudici non va bene. E diventa motivo di contestazione che si tratti di «case acquistate o ristrutturate con i soldi Sprar e Cas, senza nessuna rendicontazione» in seguito «non destinati all’accoglienza dei rifugiati e degli immigrati, ma destinate all’attuazione di una sorta di asserita politica dell’accoglienza per il tramite del turismo», usate anche «per ricevere ospiti provenienti da ogni parte d’Italia in occasioni delle manifestazioni estive, come il Riace Film Festival o la festa patronale». Bocciato anche il frantoio, acquistato e ristrutturato con fondi Sprar e Cas «censito come di proprietà dell’associazione Città Futura ed alla utilizzazione del quale, ai fini della integrazione degli immigrati, non si è mai proceduto per la insostenibilità di un progetto di questa fatta».

LABORATORI FERMI Dimenticando il blocco dei finanziamenti, paralizzati da un paio di anni, i giudici contestano che «né la bottega ecosolidale né la bottega del cioccolato risultavano operative, tanto che Lucano ne disponeva l’apertura al fine esclusivo di fare bella figura col ministro greco e con tutta l’opinione pubblica». E tanto basta per indurre il Riesame ad affermare che «non può limitarsi il Lucano nel suo delirio di onnipotenza ed è per questo che è socialmente pericoloso e non gli può essere consentito di ricoprire cariche pubbliche e di gestire denaro pubblico».

LA DITTATURA Per i giudici in sintesi Lucano sarebbe «soggetto avvezzo a muoversi sul confine tra lecito ed illecito, a tollerare e favorire condotte illecite altrui per fini che, come si è visto, spesso vanno molto al di là della, troppe volte, ostentata volontà di perseguimento di scopi umanitari e/o che con questi poco o nulla hanno a che vedere». E addirittura, «avvalendosi e chiaramente abusando del ruolo rivestito» sarebbe stato in grado di piegare « l’intero ente comunale al suo volere, al punto che non era dato ad alcuno contestare le sue violazioni di legge o impedirne la perpetrazione né arginare la sua arroganza e l’esercizio prepotente del potere, creava una fitta rete di contati personali che agevolavano – chi più chi meno consapevolmente – la perpetrazione dei delitti indicati e sulla quale tuttora potrebbe fare affidamento per tornare a delinquere».

MODELLO DI ILLEGALITA’ In generale, affermano i giudici, «Allarma il disprezzo e lo sciupio, nella migliore delle ipotesi, del denaro pubblico ed il ruolo attivo di Lucano nel destinarlo a finalità diverse da quelle per le quali veniva erogato, la sua inerzia nel tollerare sottrazioni e distrazioni di denaro da parte di quel nugolo indistinto di persone entrate a far parte delle associazioni, il suo attivismo nel coprirle per fini elettorali e di ostinato mantenimento di quel modello Riace, pieno di illegalità, e la sua pervicacia nel continuare ad elaborare brogli e stratagemmi anche a fronte delle indagini in corso pur di non perdere i finanziamenti e mantenere intatta quella immagine perfetta di Riace, consegnata al mondo in tutti i modi».

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

L’articolo Il Riesame demolisce il modello Riace proviene da Corriere della Calabria.

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