Translagorai, duro confronto alla Sat

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Oltre trecento persone, molte delle quali con l’adesivo del comitato spontaneo «Giù le mani dal Lagorai», hanno preso parte nella sera di ieri al primo confronto pubblico sul progetto di valorizzazione dell’anello escursionistico Translagorai,  tenutosi presso la sede centrale della Sat, a Trento. L’incontro è stato convocato dal consiglio direttivo della società allo scopo di rispondere alle domande dei tanti alpinisti e naturalisti trentini che, nelle passate settimane, hanno preso posizione contro un progetto nato dall’uscente amministrazione provinciale per valorizzare un percorso della lunghezza di 80chilometri tra la Panarotta e passo Rolle.  L’iniziativa aperta anche ai non iscritti, ha visto una partecipazione straordinaria (e in molti hanno dovuto assistere al dibattito assiepati sulla porta o all’esterno). Tante le voci che si sono alzate contro il progetto, ed in molti hanno paventato la creazione di «percorsi turistici in quota», oppure di veri e propri «caroselli per inesperti».

«La Sat – ha però assicurato la presidente Anna Facchini – si è sempre battuta per la tutela della montagna e per la pianificazione ambientale. Abbiamo deciso di accettare l’invito della Provincia e lavorare dall’interno, cercando di portare le nostre posizioni con trasparenza e serietà. Nei prossimi mesi cercheremo di migliorare gli aspetti di informazione, in modo da confrontarci anche sui territori interessati, per proseguire in un processo che vogliamo il più partecipato possibile».
La proposta, presentata dal delegato della Sat sulla questione Tarcisio Deflorian, prevede la preservazione del percorso attuale – ritenuto di rilevanza storica, paesaggistica e naturalistica – e il potenziamento dei punti di appoggio, con la creazione di una rete tra le malghe e gli agriturismi presenti, lungo tutto il percorso, ad altitudini inferiori (con l’intento anche di limitare l’impatto del possibile aumento degli escursionisti in quota). «Il nostro gruppo di lavoro – ha spiegato quest’ultimo – ha avanzato delle proposte per risolvere le attuali criticità presenti sul tracciato, tra cui la carenza di tappe e posti letto gestiti e la mancanza di un percorso alternativo tra l’impervio sentiero che collega forcella Valmaggiore e passo Colbricon».

All’interno del progetto, si parla anche del recupero e della ristrutturazione di alcune strutture della zona, tra cui malga Lagorai, attualmente in stato di degrado.
La preoccupazione dei tanti presenti, tuttavia, è che la creazione dei percorsi alternativi e l’inserimento di tappe facilmente raggiungibili anche dagli escursionisti meno esperti, talvolta anche in automobile, possa portare un turismo di massa sul tracciato, tenendo conto dei possibili interessi da parte delle società turistiche presenti nelle vicinanze.

«Vi è un tentativo cammuffato – ci ha detto a margine il portavoce del comitato dei contrari, responsabile di una pagina social che ha ottenuto in un solo mese 18mila contatti, Alessandro Ghezzer – di sfruttamento commerciale di uno degli ultimi territori alpini di particolare integrità. In questo progetto appare centrale il ruolo di malga Lagorai, che vogliamo preservare dalla volontà di alcune società della zona di trasformarla in un ristorante, a beneficio di chi frequenta i vicini comprensori sciistici. Nelle prossime settimane cercheremo di strutturare il nostro movimento in modo da presentarci come interlocutori per la nuova amministrazione provinciale».

 

LE CRITICHE AL PROGETTO erano venute già nell’agosto scorso, con la creazione della pagina Facebook «Giù le mani dal Lagorai!» che ha raggointo nel frattempo 18 mila iscritti.

LA MAGNIFICA COMUNITA’ di FIEMME ha sempre sostenuto il progetto e reputa le critiche «strumentali» e offensive.

 

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