Maltempo, vertice in Provincia per la ricostruzione

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Su indennizzi, recupero del legname, Imis e stagione turistica

Un confronto a 360 gradi con le associazioni economiche ed i sindacati sui danni patiti a causa dell’eccezionale ondata di maltempo e per pianificare assieme il da farsi: è quanto avvenuto stamani in Provincia, su invito del presidente Maurizio Fugatti, accompagnato per l,’occasione dal direttore generale Paolo Nicoletti, dal dirigente generale del Dipartimento Protezione civile Stefano De Vigili e dal dirigente generale del Dipartimento Territorio, agricoltura e foreste Romano Masè.

Al centro dell’attenzione la procedura per la compensazione dei danni subiti dai privati ed in particolare dalle imprese, ma anche dai lavoratori coinvolti, che seguirà in linea di massima lo schema applicato l’estate scorsa a Moena, con qualche correttivo richiesto dalle categorie economiche per rendere l’intervento più efficace oltre che di facile accesso.

Accanto a ciò, ha annunciato Fugatti, lunedì verrà convocato il «Tavolo del credito» per capire quali iniziative possono essere eventualmente messe in campo anche su questo fronte per sostenere le imprese. Sempre lunedì, verrà avviata una raccolta fondi, in cui confluiranno anche le numerose disponibilità manifestate in questi giorni dal mondo del privato. Fra gli altri temi affrontati, la gestione dell’ingente quantitativo di legname messo «a terra» dal maltempo, pari a 4 volte il prelievo annuo che si realizza sull’intero territorio provinciale, e la prossima apertura della stagione invernale, che troverà il Trentino pronto ad affrontare tutti gli impegni previsti, compreso il passaggio del Giro d’Italia. Un grazie infine è stato espresso da tutti i soggetti presenti all’incontro al grande lavoro svolto dalla Protezione civile nelle sue diverse articolazioni, permanenti e di volontariato.

Al centro dell’attenzione del Tavolo convocato stamani con i rappresentati dell’industria, del commercio, dell’artigianato, del turismo, del mondo agricolo e cooperativo, dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, il maltempo e i suoi effetti sul sistema economico trentino. «Abbiamo deciso di metterci in ascolto delle vostre impressioni e dei vostri consigli – ha detto il presidente Fugatti – convinti come siamo che sia necessario impostare un metodo di lavoro basato sul dialogo e sul confronto. Quello che possiamo dire, anche se tutt’ora siamo impegnati ad affrontare le conseguenze di un evento più intenso della stessa alluvione del 1966, è che il Trentino ha tenuto, e questo perché negli anni si è insistito nella cura del territorio e nella prevenzione, ed inoltre perché la struttura della Protezione civile ancora una volta è stata all’altezza dell’emergenza. Abbiamo anche fissato delle cifre di massima relative ai danni subiti, pari complessivamente a 250-00 milioni. Il Governo si sta muovendo: se le cifre fossero quelle annunciate ieri non saremmo soddisfatti, ma noi confidiamo che questo sia ovviamente solo l’inizio di un percorso».

Venendo a quello che si sta facendo e agli impegni futuri, possono essere così sintetizzati.

Strade e stagione turistica. Per quanto riguarda le strade di accesso alle località sciistiche i lavori di ripristino sono a buon punto. Sia sul versante Paneveggio sia su quello Dimaro-Campiglio le viabilità saranno o sono già percorribili. Anche per quanto riguarda gli impianti si sta lavorando per far sì che sia garantita la loro fruibilità all’apertura della stagione. Permane il problema della piena agibilità della statale del Manghen dove passerà anche il Giro d’Italia, ma si sta lavorando per riaprirla.

Indennizzo dei danni e altre forme di compensazione. Lunedì si riunirà Il Tavolo del credito per capire quali iniziative possono essere messe in campo per sostenere le imprese.

La Provincia ha sospeso come noto la riscossione del saldo Imis di dicembre, nei comuni colpiti. Per le richieste danni avanzate dai privati – circa 70 milioni di euro fra quelli patiti dalle abitazioni e quelle relativi alle attività economiche, con 15-20 milioni concentrati solo a Dimaro – sarà utilizzato in linea di massima il «modello Moena». Ingegneri e altro personale tecnico privato – in genere convenzionato con l’ente pubblico – effettueranno le perizie sui danni sofferti dai privati, comprensive di documentazione fotografica dell’immobile o azienda colpita. Successivamente la perizia viene portata in Comune.

I criteri non sono ancora stati fissati ma lo saranno a breve. Verrà valutato anche il danno patito dall’azienda in termini di minor reddito causato dallo stop forzato dell’attività (calcolato sul volume di affari degli ultimi 5 anni). Dagli imprenditori è venuta la richiesta di semplificare al massimo le procedure burocratiche e di intervenire su alcuni punti che a Moena non erano stato sufficientemente chiariti, come l’indennizzazione per la perdita delle scorte di magazzino, dovuta anche al blocco nell’erogazione di energia.

Raccolta fondi. Da lunedì verrà attivato un conto corrente ad hoc per avviare una raccolta fondi, sulla falsariga di quanto avvenuto in passato anche per supportare interventi di ricostruzione fuori dal Trentino. Già numerosi privati hanno segnalato alle relative associazioni la loro volontà di dare una mano, e analoga disponibilità è venuta dalle rappresentanze dei lavoratori.

Boschi. E’ stato avviato un tavolo di lavoro fra Provincia, Consorzio dei comuni e categorie economiche. Condivisa la volontà di gestire al meglio gli effetti di questo evento per evitare ulteriori ricadute negative. Gli alberi caduti sono 4 volte il prelievo annuale, 2 milioni di metri cubi (circa 7.000 ettari di bosco danneggiato, il 2% circa della massa complessiva dei boschi trentini e della superficie totale), ma concentrati solo in alcune valli. Circa la metà, pari a un milione di metri cubi, potrà essere commercializzata.

Bisogna vigilare affinché non si verifichino fenomeni speculativi, adottando un approccio di filiera e «solidale». L’intenzione è quella di «diluire» in 2-3 anni l’immissione sul mercato del legname commercializzabile, coinvolgendo tutte le imprese del settore. Il Trentino oggi utilizza circa 800.000 metri cubi di legname all’anno, per il 50% legno locale e per il 50% importato. Utilizzare il legname messo a terra dall’alluvione in 2-3 anni consentirebbe di sostituire la percentuale importata.

Dagli interventi dei rappresentanti delle diverse categorie, è emerso nel complesso un quadro difficile ma non drammatico, fatti salve alcune zone e alcuni comuni – come Dimaro – dove naturalmente il maltempo ha infierito in maniera particolarmente rovinosa.

Fra le richieste emerse, incrementare la comunicazione positiva del Trentino turistico, in particolare per quanto riguarda la prossima stagione invernale, prendere in considerazione, passata la fase dell’emergenza, anche gli impatti sulla stagione estiva 2019, attivare il Fondo di solidarietà per i lavoratori rimasti a casa, a cui le aziende possono accedere anche in caso di calamità naturali. A questo proposito l’appello del sindacato alle aziende è di avviare subito la richiesta all’Inps, alla Provincia si chiede invece di agevolare l’iter di modifica del Protocollo siglato a suo tempo, attualmente in esame al Ministero economia e finanze. Qualora il Fondo non fosse sufficiente a coprire tutto il fabbisogno si attiveranno gli enti bilaterali.

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