Trotta, gli autisti di Potenza pagano i danni

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POTENZA – Autisti della “Trotta bus” a cui sono stati addebitati anche 1.400 euro – quasi l’importo di un stipendio – a seguito di incidenti stradali avvenuti durante il servizio. In tre anni circa 300 gli addebiti con il caso limite di un autista che ne ha ricevuto addirittura una ventina. con il caso
Insomma oltre al danno anche la beffa per i dipendenti dell’azienda che gestisce, in regime di proroga, il servizio pubblico di trasporto urbano.
Quella degli addebiti è l’ultima problematica che i lavoratori della “Trotta bus” denunciano. Una denuncia che è stata messa nero su bianco visto che, nel caso specifico, gli autisti hanno deciso di scrivere direttamente al al sindaco di Potenza, Dario De Luca a cui sono state ricordate anche tutte le problematiche che sono state sollevate più e più e più volte nel corso di questi tre anni di gestione del servizio da parte dell’azienda romana che nel 2015 si aggiudicò per due anni il bando di gara del Comune per il servizio pubblico urbano.
Tre anni caratterizzati da problemi di ogni tipo – ritardi nel pagamento degli stipendi e fondi per la previdenza complementare trattenuti dalle buste paga ma non versati, solo per citare due esempi – che non solo «non sono stati mai risolti ma che che si sono ulteriormente aggravati» anche per «il menefreghismo aziendale – così nel testo – accompagnato da atteggiamenti inibitori nei nostri confronti». I lavoratori, che hanno più e più volte denunciato «i disservizi e la grave condizione in cui si trovano i mezzi utilizzati per il trasporto dei cittadini». Mezzi non solo vecchi ma anche «privi di manutenzione» con bus che «riescono a passare le revisioni nonostante manchino le più elementari condizioni di sicurezza».
Basti pensare a «quei Pollicino che continuano a girare per la città nonostante a occhio si vede che i pezzi possono venir giù da un momento all’altro» o come «quel mezzo dove il volante era tenuto fermo da uno spago».
E se i lavoratori protestano «come risposta l’azienda – così nella lettera a De Luca – replica con intimidazioni, con contestazioni disciplinari e richieste di risarcimento danni privi di ogni fondamento» visto che, come detto, «siamo costretti a condurre mezzi assolutamente non idonei a circolare». Non a caso «giornalmente molte corse non vengono effettuate per l’assenza di veicoli idonei o vengono effettuate con notevole ritardo a causa della mancata organizzazione del lavoro».
E se poi, come capita, succede un incidente ecco che l’azienda «arriva ad addebitarci dal 25 al 75 per cento del danno riportato». Danno, tra l’altro, «valutato arbitrariamente mancando di fatto una perizia super partes» per la sua stima.
«La questione degli addebiti – ha spiegato il segretario della Filt Cisl, Sebastiano Colucci – purtroppo è l’ennesima conseguenza negativa della disdetta unilaterale da parte della “Trotta” degli accordi di secondo livello». Mantenimento degli accordi che «erano previsti dal bando di gara come prescritto dall’articolo 18 della legge regionale 22 del 1998» ma che non sono stati tenuti in nessun conto» ed ecco «l’ennesima violazione da parte dell’azienda rispetto a quanto previsto per l’aggiudicazione dell’appalto».
In pratica se non fossero stati disdetti unilateralmente «gli accordi di secondo livello – ha spiegato Colucci – per legge la “Trotta” non avrebbe potuto, in caso di incidenti, chiedere agli autisti cifre non superiori al 5 per cento del danno riportato dal mezzo».
Con la revoca, invece, «in base alla contrattazione di primo livello del 28 novembre del 2015 – ha proseguito il segretario della Filt Cisl – si va da un minimo di 25 a un massimo del 75 per cento della somma che si può richiedere a un lavoratore».
Tornando alla lettera «riteniamo inaccettabile – hanno scritto – che noi dobbiamo pagare, nel vero senso della parola, colpe non nostre visto che la gestione aziendale fa acqua da tutte le parti».
E lo testimoniano i fatti di cronaca, come l’accusa di appropriazione indebita per cui è a processo Mauro Trotta o il sequestro amministrativo – a oggi ancora non sono stati rimossi i sigilli – dell’autofficina interna all’azienda.
E proprio per quanto riguarda l’autofficina, che a distanza di 21 giorni non è ancora accessibile visto che non c’è stato ancora il dissequestro, nessuno tra i lavoratori è a conoscenza di quale sia l’autofficina autorizzata dove vengono – se accade – portai i mezzi per la manutenzione ordinaria salvo non dovere ipotizzare che magari la sostituzione di un tergicristallo piuttosto che dei fari non avvenga nel piazzale dell’azienda.
Per i lavoratori comunque non è più accettabile che «il frutto di una cattiva gestione da parte della “Trotta”» debba ricadere su di loro. Non solo. «Riteniamo inaccettabile che un servizio pubblico non soddisfi minimamente le esigenze dei cittadini, in termini di qualità, capillarità, sicurezza e certezza di un servizio essenziale come quello del trasporto pubblico».
Basti pensare semplicemente che «in tre anni questa azienda – hanno proseguito i lavoratori – non ha mai rispettato quanto previsto dal Capitolato Speciale, non provvedendo, per esempio, a una adeguata pulizia dei mezzi, alla dotazione di una efficiente comunicazione di orari e tragitti alle fermate dei bus, a un officina autorizza per la manutenzione dei veicoli».
Uno sfogo e una denuncia non solo in qualità di addetti al servizio di trasporto pubblico ma anche in qualità di cittadini che come gli utenti pagano le tasse e si sentono «derubati» dei propri soldi che poi vengono utilizzati «per pagare un’azienda che non svolge il suo dovere come prestabilito dal bando di contratto e dal capitolato speciale». Azienda che, però, quanto le conviene – come nel caso degli addebiti agli autisti – le norme le ricorda e le applica anche se, come denunciato nelle lettera, con criteri discutibili perché «mancando perizie super partes» magari agli autisti viene chiesto di pagare il danno a un parafango che magari era già ammaccato e siccome la manutenzione non viene effettuata non è stato magari mai sostituito.

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