Tremonti: la web tax è necessaria, in gioco le sorti della democrazia in Europa

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Normalizzare il digitale e il mondo dei big data a partire dall’introduzione della web tax. A chiederlo l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti in una lettera, pubblicata dal Corriere della Sera, a commento dell’intervento del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire del 23 ottobre sul medesimo quotidiano sulla “necessità di introdurre una web tax europea”.

Giulio Tremonti durante la prima puntata della trasmissione di Raitre ''Politics - Tutto è politica'', Roma, 06 settembre 2016.<br /> ANSA/GIORGIO ONORATI

Giulio Tremonti (Foto Ansa/Giorgio Onorati)

Una proposta “molto interessante”, secondo Tremonti, per due motivi: “perché viene prima delle elezioni europee e perché identifica nella giustizia fiscale uno dei grandi temi di interesse comune per i popoli europei”.

“Se all’origine l’ambiente ideologico e giuridico in cui l’economia digitale ha cominciato ad emergere è stato quello del laissez faire”, spiega infatti Tremonti (“una filosofia che al principio ha ispirato e reso possibile l’avvento dell’era di Internet”, osserva), “oggi non è affatto giusto o ineluttabile o fatale che il digitale debba o possa seguitare a svilupparsi nel dominio dell’anarchia e dell’anomia”.

Tremonti paragona “le attività di estrazione, di raffinazione e di sfruttamento sulla rete dei Big data” al petrolio, “l’oro nero”, che “è stato da subito non solo tassato (con le prime forme di imposizione multinazionale), ma anche regolato (con le leggi antitrust)”. Mentre per “l’oro bianco”, ovvero i big data ma anche la privacy online, “non è affatto così”.

Lo scandalo Cambridge Analytica, osserva Tremonti, “ha fatto emergere problematiche di privacy e, ancor più gravemente, rischi di attentato ai principi base della democrazia”. Perché “rotta la vecchia coppia lettore-elettore, la produzione artificiale di notizie eterodirette da centri di potere non ben identificabili, generatori di onde anomale di consenso, può infatti alterare il processo decisionale nel punto centrale per la democrazia: le libere elezioni”.

Il ragionamento si conclude con una citazione di Franklin D. Roosevelt: “la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d’un potere privato al punto che questo diventa più forte dello stesso Stato democratico”.

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