Sicilia tragedia Casteldaccia il rischio del fiume Milicia segnalato dal 2015, pensiamo prima ai rivi, Atrani e Positano diamoci da fare

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Si sta giocando facile, la gente fa gli abusi edilizi e la colpa è la loro se sono morti, troppo facile lavarsene le mai da parte delle istituzioni. Intanto le cose non stanno proprio così, il fiume era a rischio e andava bonificato e pulito, messo in sicurezza. Dimentichiamo troppo presto i problemi che abbiamo sul nostro territorio, in particolare la Costiera amalfitana, Atrani in primis, dove il rischio è sempre permanente, dove c’è l’amministrazione che , a differenza del passato, si sta impegnando e fa quello che può, ma qui ci vogliono interventi massicci e continui fra competenze che si sovrappongono a Salerno e Napoli, Genio Civile, Regione Campania, intanto da su Scala le briglie si colmano con una facilità periodica e continua , e ogni volta piglia e vai a investire soldi e pulire, noi di Positanonews al fianco del WWF e di tutte le associazioni del territorio lo abbiamo detto più volte che questa non era la soluzione e scongiurammo un’intervento devastante e inutile nell’Oasi Vallone Porto grazie all’amministrazione De Lucia, a Positano non dimentichiamo quello che è successo dopo l’incendio, da Montepertuso, dove il rischio c’è sempre alla Fontana Vecchia dove bisognerebbe far i lavori che ripristino lo stato dei luoghi di mezzo secolo fa per far defluire le acque, al Canneto, dove sempre si ostruisce, ed è davvero una bomba atomica sul centro del paese, a tutti i rivi.  La Natura va rispettata e va conosciuta, quindi gli incendi hanno distrutto i boschi che proteggevano la montagna, alterando gli equilibri. Il territorio va monitorato , protetto, messo in sicurezza. Bisogna proteggerci dagli incendi, pulire i rivi, sono queste le priorità che una campagna mediatica, sulla quale non entriamo nel merito, sta offuscando.  Abbiamo tutta una Costiera amalfitana costruita su rivi e valloni, pensiamo almeno ad un minimo di manutenzione e prevenzione.

Intanto vogliamo riportare quanto scritto da il collega Matteo Scirè su Il Sicilia.it Gli uffici del Genio Civile di Palermo e quelli della Regione Siciliana erano a conoscenza da tempo del rischio idrogeologico che incombeva sul fiume Milicia e su tutti gli altri corsi d’acqua dell’Isola. Già nel 2015, infatti,  l’Assessorato regionale all’agricoltura aveva predisposto un piano di interventi di manutenzione straordinaria del demanio idrico fluviale regionale. Tra questi anche la ricostruzione degli argini del fiume teatro della tragedia di Casteldaccia, proprio nel tratto in cui sabato scorso hanno perso la vita 9 persone.

Un progetto del valore di 800.000 euro rimasto inattuato. L’iniziativa, si legge nel documento, si rendeva necessaria a causa del pericolo esondazione e dell’azione di erosione della proprietà privata.

fiume milicia casteldacciaSempre in quell’anno, infatti, l’Assemblea regionale siciliana aveva approvato una legge che consentiva ai vari dipartimenti della Regione di “progettare e realizzare interventi a valere sui fondi della programmazione comunitaria, sul Piano di azione e coesione e sul Fondo di sviluppo e coesione o su altri fondi extraregionali”.

Era necessario reperire risorse, quelle regionali non erano sufficienti. A tal proposito, inoltre, il legislatore ordinava ai dipartimenti interessati di ricorrere prioritariamente a lavori in economia, attraverso l’impiego degli operai forestali, degli operai addetti alla campagna di meccanizzazione dell’Ente di sviluppo agricolo (Esa) e degli operai dei Consorzi di bonifica.

Un esercito di più di 25.000 persone, da cui era possibile reperire mano d’opera specializzata dotata di mezzi e strumenti idonei.

Come prescritto dalla norma, entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore fu stilato l’elenco delle opere sulla base delle indicazioni pervenute dagli uffici del Genio Civile di tutte le province siciliane. Per alcune, segnalate come prioritarie, furono anche predisposti i progetti esecutivi e individuate le risorse necessarie, in modo tale da accelerare i tempi e mettere in sicurezza le situazioni di maggiore criticità. Per le altre, invece, l’iter sarebbe stato inevitabilmente più lungo. Da allora sono passati 3 anni nei quali tutto è rimasto inspiegabilmente sulla carta.

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