La prescrizione, la proposta di Bonafede e i limiti del sistema attuale

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine

La riforma della prescrizione apre un dibattito opportuno sul sistema penale

Il sistema penale va riformato nel suo complesso e anche la prescrizione va rivista a condizione che, il processo  penale ,non duri molti anni.

Prescrizione, Fi e renziani insorgono all’unisono contro il blocco: “Non serve, tutelare ragionevole durata dei processi”

L’istituto della prescrizione in ambito penale ha la semplicissima funzione di garantire che, per ogni cittadino, colpevole o meno, esiste un limite temporale oltre il quale non può essere processato, giudicato e punito. Il limite temporale, correttamente, varia in proporzione alla gravità del reato: tanto più è grave la conseguenza penale, tanto più sarà lungo il tempo in cui il processo può estendersi. Nel nostro ordinamento penale è bene ricordarsi che esistono anche reati imprescrittibili, pochi e gravissimi (cfr. art. 98 c.p. e in ambito di diritto penale internazionale). La prescrizione è un istituto voluto dai grandi pensatori del settecento che con la loro ideologia costruirono a un diritto penale di matrice democratica. Cesare Beccaria, grande studioso, autore “dei delitti e delle pene”, più circa tre secoli fa, riteneva che un paese democratico non potesse arrogarsi il diritto di giudicare e punire all’infinito i suoi cittadini, fossero anche colpevoli.

Il concetto della prescrizione si allarga anche ai reati commessi e non finiti in inchieste giudiziarie

Ad esempio, ci sono sindaci, assessori e burocrati che sulla prescrzione di certi reati, prima che le procure se ne accorgano , sanno di non rischiare più nulla. Infatti, per certi reati trascorsi 5 anni finiscono non puniti. Anche su questo delicato punto che politici e burocrati conoscono, dovrebbero modificare la legge. Se un sindaco ha commesso un reato nel 2011 e viene scoperto adesso, i Pm non aprono il fascicolo per prescrizione. 

Il “vulnus” del nostro sistema penale non è nelle norme sulla prescrizione, ma nella scandalosa lentezza del sistema giudiziario e processuale italiano. È questo il vero cancro che uccide la nostra giustizia, e l’alto numero di dichiarazioni di prescrizione non è patologico ma è soltanto una conseguenza della cd. “mala giustizia”.

La disciplina della prescrizione è contenuta nell’art. 157 cp così come riscritto dalla L. n. 251 del 5 dicembre 2005 (c.d. legge ex Cirielli) che è intervenuta, in materia, sotto molteplici profili.
In primo luogo, essa ha reso la disciplina della prescrizione più aderente al disvalore penale delle singole fattispecie, nel senso che, per ciascuna di esse, è, oggi, previsto uno specifico termine di prescrizione che coincide, in linea di massima, con il massimo della cornice edittale.
La previgente disciplina della prescrizione del reato, invece, prevedeva fasce prescrizionali distinte in relazione a fasce di pena applicabili (ad esempio, sussisteva un termine di prescrizione base unico in relazione a tutti i reati per i quali dovesse essere applicata una pena da 5 a 10 anni).
Con la Legge ex Cirielli, il termine di prescrizione del reato base è, come detto, quello stabilito, nel massimo, dalla cornice edittale relativa alla fattispecie penale. Inoltre, la nuova disciplina della prescrizione del reato di cui all’art. 157 cp prevede che le circostanze aggravanti ed attenuanti comuni non incidano sul termine di prescrizione (in precedenza, invece, in caso di aggravanti si doveva aver riguardo all’aumento massimo di pena per esse previsto e, in caso di attenuanti, alla diminuzione minima di pena).
Una parziale deroga all’irrilevanza delle circostanze ai fini dell’individuazione del termine di prescrizione del reato, si ha con riferimento alle aggravanti autonome o ad effetto speciale. In tali casi, ai fini dell’individuazione del termine di prescrizione del reato, si ha riguardo all’incremento massimo di pena per esse previsto.
La nuova disciplina della prescrizione ha privato di rilievo, ai fini dell’individuazione del termine di prescrizione del reato, l’operazione di bilanciamento di cui all’art. 69 cp da parte del giudice in caso di concorso eterogeneo di circostanze.
In ogni caso, sono previsti termini prescrizionali minimi:
1) 6 anni in caso di delitto;
2) quattro anni in caso di contravvenzione;
3) 3 anni nel caso si tratti di reato attribuito alla cognizione del Giudice di Pace.termini di prescrizione raddoppiati

Per alcuni reati particolarmente gravi, il termine di prescrizione viene raddoppiato rispetto al termine che risulterebbe sulla base dell’applicazione delle regole comuni. Si tratta dei reati previsti dall’art. 51, commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale. Tra i menzionati reati sono ricompresi, senza apparente logica, figure delittuose colpose come quella di cui all’art. 589 cp, commi 2 e 3 (omicidio colposo derivante dalla violazione delle norme relative alla circolazione stradale) e quella di cui all’art. 449 cp sanzionante i delitti colposi di danno, (tra i quali l’incendio colposo che finisce, per tale via, per avere un termine di prescrizione più lungo rispetto alal corrispondente fattispecie dolosa).

La rinuncia alla prescrizione del reato

L’art. 157 cp, con ciò consacrando un principio già affermato dalla Corte Costituzionale, prevede che la prescrizione possa essere oggetto di rinuncia al fine di conseguire una pronuncia di assoluzione nel merito. Ai fini della valida rinuncia alla prescrizione è, tuttavia, necessario che la stessa sia interamente decorsa.

Fonte: Il Diritto
IL Circolaccio

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine