«Dopo le alluvioni le buone intenzioni non servono»

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I cambiamenti climatici che amplificano gli effetti di frane e alluvioni, il tragico bilancio di vittime e l’impressionante conta dei danni, da Nord a Sud, non può più esaurirsi con le solite buone intenzioni e con le analisi che preannunciano chissà quali scelte decisive salvo poi essere, a distanza di tempo, puntualmente disattese.
La situazione è ad un punto di non ritorno e le cause sono sotto gli occhi di tutti. Il mutamento del clima si unisce a decenni nei quali la lotta all’abusivismo, al dissesto idrogeologico, la regimentazione delle acque, il governo efficace delle aste fluviali, la costante sorveglianza dei torrenti sono state colpevolmente trascurate o non considerate prioritarie.
A dirlo sono i numeri davvero impressionanti: dalla metà degli anni ’50, la superficie di territorio urbanizzato è cresciuta di circa 1,44 milioni di ettari, raggiungendo, nel 2017, il 7,65% del territorio nazionale.
Lo scorso anno, nonostante il forte rallentamento dovuto al perdurare della crisi economica, il consumo di suolo per abitante è cresciuto, rispetto al 2016, di 4 mq raggiungendo i 381 mq procapite; a ciò va aggiunto un abbandono di suolo agricolo per 7 milioni di ettari, cinque volte di più della superficie urbanizzata.
E poi c’è l’abusivismo edilizio che costituisce l’aspetto più pericoloso di un fenomeno già di per sé grave ed in Calabria – ad esempio – i dati riferiti al 2015 ci dicono che le case abusive costruite per 100 abitazioni legali sono pari al 61,8%.
Ma quella del cemento illegale è una piaga nazionale.
Va da sé che oltre alle gravi conseguenze ambientali, l’estendersi dell’urbanizzazione selvaggia ed il mancato governo del territorio sottrae all’agricoltura suolo coltivabile, e – come spesso documentato dalla cronaca – è causa di crolli e vittime in caso di terremoto.
È arrivato il momento di dire basta e di assumersi, ciascuno per le proprie funzioni, la responsabilità di interventi decisivi anche e soprattutto relativamente alle misure per la prevenzione che devono essere al centro dell’agenda del governo nazionale e regionale.
Questo Paese e questa regione devono sì essere “riparati” ma dagli errori del passato e dobbiamo farlo con determinazione e condivisione.

*Presidente Confagricoltura Calabria

L’articolo «Dopo le alluvioni le buone intenzioni non servono» proviene da Corriere della Calabria.

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