«Che fine ha fatto il Piano del turismo sostenibile?»

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Piano Regionale di Sviluppo Turistico Sostenibile: che fine ha fatto? L’ultimo approvato risale al triennio 2011/2013. E mentre Oliverio racconta di progressi in realtà inesistenti, di una destagionalizzazione che non c’è (vi invito a guardare le finestre sigillate di alberghi e appartamenti già dalla fine di ottobre), di intercettazione di mercati internazionali, la verità è che viaggiamo a passo di lumaca in un settore che si muove alla velocità della luce. Prova ne sia il fatto che tra i risultati portati dalla Regione ci sono cartellonistica e restyling del sito web del turismo quasi fosse una delle operazioni più avanguardiste della storia. D’altronde, non c’è molto altro da aggiungere visto che arriva direttamente dagli operatori del settore la stima di un crollo delle presenze durante l’estate 2018. Per non parlare dell’incapacità totale di attrarre turisti stranieri, una circostanza messa in evidenza da chiunque abbia rilevato i dati del turismo calabrese e non solo dagli operatori del settore. Sarebbe fondamentale, dopo aver raccolto tutti i dati possibili sulle caratteristiche del nostro turismo, incluso il turismo residenziale (cioè quello del visitatore che alloggia in appartamento e libera risorse sull’intero territorio perché ha bisogno di tutto, dalla spesa quotidiana per fare colazione, pranzo e cena, allo svago, che invece sono inclusi nei pacchetti alberghieri), studiarli e programmare scientemente un’offerta a misura di turista, evitando di affidare al caso un settore così importante. E invece, dati alla mano, Oliverio si è chiesto cosa dobbiamo fare per assicurarci che chi c’è stato ritorni in Calabria? O come possiamo attirare chi non è venuto? Come possiamo utilizzare i fondi europei per creare bandi mirati a potenziare il settore turistico se l’offerta non viene studiata e programmata con cognizione di causa? Ecco perché non si sente la necessità di un Piano regionale di sviluppo turistico sostenibile. La Regione naviga a vista e si muove random in un settore strategico per il decollo della Calabria.
Guardiamo alla vicina Puglia: profondo sud come noi, con collegamenti infrastrutturali non particolarmente eccellenti, ma con una capacità di crescita e di fidelizzazione del turista che aumenta di anno in anno. Il prodotto Puglia si vende ovunque e bene anche oltreoceano, accumulando record di sold out. Stesso dicasi per la Liguria che è riuscita a raggiungere l’obiettivo di destagionalizzare il turismo, nonostante sia da sempre meta prediletta per vacanzieri estivi. E si potrebbero fare altri esempi, ma guardando a casa nostra, nonostante una infinità di proclami e risultati fantasiosi, il prodotto Calabria a che punto è? Il prodotto Calabria non è nemmeno in fase embrionale, purtroppo, e il duro lavoro svolto pochi anni fa, nonostante rappresentasse un’eredità importante per la giunta Oliverio, non è in alcun modo proseguito. Possiamo dire che la Regione sia stata in grado di programmare e confezionare un’offerta turistica sostenibile e integrata in grado di spiccare tra le migliaia di offerte turistiche mondiali? È riuscito l’assessore al Turismo, cioè Oliverio, a intercettare mercati nazionali ed esteri? Cosa è stato fatto e cosa c’è in programma per assicurare la destagionalizzazione turistica? Esiste un sistema di ascolto costante dei territori e di supporto per il miglioramento e potenziamento della quantità e quantità dell’offerta? Per fare un esempio banale: la Regione ha contezza del livello di inglese parlato in Calabria negli stabilimenti balneari o negli esercizi commerciali? Non credo, perché se lo sapesse avrebbe mirato a sostenere, anche gratuitamente, l’apprendimento di una lingua fondamentale per accogliere il turista straniero.
La verità è che ancora non si è capito che la Calabria è terra di turismo e ha bisogno di una task force di professionisti in grado di lavorare 365 giorni all’anno in team con i territori per promuovere il brand Calabria e le singole macro aree regionali, in modo da creare un’offerta seria e variegata. C’è bisogno di intercettare il turista in ogni parte del mondo, incuriosendolo e convincendolo a venire in Calabria. E una volta che il turista è qui bisogna che trovi esattamente ciò che gli è stato promesso: accoglienza, professionalità, qualità, pacchetti turistici interessanti e innovativi che lo convincano a ritornare.
Gli operatori del settore ce la mettono tutta, ma sono lasciati completamente soli. Il turismo è cultura, natura, gastronomia, agricoltura, sport, mare, montagna, è tutto; l’indotto economico che può garantire è incommensurabile. La partecipazione alle fiere del turismo è giusta e doverosa, ma bisogna tornare con risultati concreti in tasca e programmare di conseguenza, altrimenti diventa una gita fuori porta. Purtroppo, sono 4 anni che il settore turistico calabrese non è governato, non c’è strategia, non c’è programmazione seria e questa situazione non è più procrastinabile, anzi è davvero allarmante.

*Consigliere regionale e presidente del gruppo Misto

L’articolo «Che fine ha fatto il Piano del turismo sostenibile?» proviene da Corriere della Calabria.

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