Bilancio. Sempre più vicina la procedura d’infrazione. L’Italia isolata. Il silenzio del ministro Tria che abbandona l’Ecofin. Moscovici: ci aspettiamo dal governo italiano una manovra rivista

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Non è la prima volta che Giovanni Tria, il ministro dell’Economia, titolare della manovra di Bilancio, preferisce darsi alla fuga quando  il rapporto con i commissari della Unione Europea si fa pesante. In particolare evita conferenze stampa che si svolgono a conclusione di importanti riunioni. Se ne va via, non parla con i giornalisti, preferisce far circolare qualche notizia da “ambienti del Mef”, il ministero che occupa attualmente. Ha partecipato alla riunione dell’Eurogruppo, lunedì a Bruxelles, dove i capi di governo hanno discusso la situazione dell’Italia alle prese con la manovra di Bilancio. Doveva tenere una conferenza stampa, ha preferito farne a meno. Identica situazione martedì. Sempre a Bruxelles riunione dell’Ecofin, il consiglio dei ministri economici, delle Finanze che segue sempre i vertici dei ministri della zona euro. Anche questa volta Tria se ne è andato via in anticipo. Nella riunione dell’Eurogruppo tutti i partecipanti, 18 più lui, si erano schierati con i Commissari Ue che chiedono profonde modifiche al documento messo  a punto dal governo, bocciato anche dai capi dei governi “amici” di quello gestito da Salvini e Di Maio. La manovra non passerà senza profonde modifiche, l’Italia dei due capibastone di Lega e M5S, rischia di essere sottoposta ad una procedura per disavanzo eccessivo.  Era atteso l’intervento di Tria alla riunione dell’Ecofin, dopo gli “avvertimenti” venuti dalla riunione dell’Eurogruppo. Niente da fare. Se ne è andato da Bruxelles circa un’ora prima della conclusione dell’Ecofin. Tornava a Roma, dicevano fonti giornalistiche di Bruxelles, quelle del suo Ufficio, per rimettere insieme i cocci della manovra economica.

L’Italia ha ancora qualche giorno disponibile per cambiare la manovra

Si è parlato di un nuovo vertice di maggioranza, con Salvini, Di Maio, il supporto del presidente del Consiglio. Ma i due vicepremier, si trovavano, il ministro dell’Interno, in Ghana, arrivo previsto a Roma nel pomeriggio, ma l’altro partiva da Shanghai e sarebbe arrivato in tarda serata. Avrebbero avuto un bel daffare con decreti come  quello sulla sicurezza, la questione della prescrizione, la manovra economica, i continui rinvii delle sedute di Senato e Camera. Nella due giorni di Bruxelles dicono fonti giornalistiche che Tria ha cercato di mantenere aperta una porta al dialogo. Ma non ha convinto nessuno. Dice Moscovici, il commissario Ue agli affari economici: “Ci aspettiamo dal governo italiano una  risposta forte e precisa, attendiamo una manovra rivista”. Ribadisce che la data stabilita per la risposta è il 13 novembre. Poi addolcisce la pillola: “Ma non è la fine del mondo è una fase del processo. Vorrei un dialogo, ma possono essere applicate le sanzioni se non si riesce a raggiungere un accordo nel quadro di regole comuni”.

Tutti i ministri dell’Ecofin d’accordo con la Commissione Ue

Il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro austriaco Harwig Loeger, afferma che “ieri per la prima volta abbiamo potuto ascoltare le ragioni di Tria”. Parla nella conferenza stampa insieme al vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. “Ma poi – dice – abbiamo ascoltato tutte le opinioni degli altri ministri dell’Eurogruppo: tutti sostengono l’approccio scelto dalla Commissione”. Approccio che lo stesso Dombrovkis precisa: “L’Italia – dice – ha ancora diversi giorni per produrre una risposta”, entro il 13 novembre, “se non cambia il documento programmatico di bilancio, dobbiamo riconsiderare la decisione presa l’anno scorso di non aprire una procedura per disavanzo eccessivo, ai sensi dell’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Ue”. Significa che Bruxelles, se entro il 13 novembre Roma non cambia il documento programmatico di bilancio bocciato dalla Commissione Europea, è pronta ad aprire una procedura per disavanzo eccessivo.  C’è una novità, stando alle “voci” che circolano negli ambienti Ue. La procedura  relativa al “dossier” Italia non scatterebbe entro la fine dell’anno, non verrà chiesta  il 21 novembre quando vengono esaminati dalla Commissione tutti i documenti di Bilancio presentati dai paesi della zona euro. La commissione prenderà tempo, possono passare due settimane.

Il problema è il 2,4%, che in Europa ha fatto scandalo. Tria: abbiamo qualche disaccordo

Sempre Dombrovskis  afferma che il problema è “quel deficit, 2,4% del Pil in rialzo rispetto alle promesse dell’anno scorso e degli impegni presi dallo stesso Tria. L’Ue – dice il Commissario agli Affari economici – è al sesto anno di crescita consecutiva dopo la crisi e in questo ciclo economico sarebbe bene non aumentare il debito ma ridurlo”. Già, il 2,4% diventa una specie di cartina di tornasole. Di Maio e Salvini non sono disposti cambiare il 2,4% che in Europa ha fatto scandalo come dicono i leader dei 18 paesi che hanno partecipato all’Eurogruppo e all’Ecofin, il 19esimo era Tria, che serve ai due vicepremier per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. Lo sanno i Commissari Ue. Per questo  agiranno “passo dopo passo”, come ha detto Moscovici, per arrivare ad una conclusione irrinunciabile: “procedura d’infrazione l’anno prossimo”. La procedura d’infrazione significa in soldoni un piano di riduzione del debito da parte dell’Italia del 5% ogni anno, pari a 60 miliardi del Pil per tre anni consecutivi. Può essere una “buona carta” da giocare in campagna elettorale per le europee per i sovranisti italiani, per Salvini in particolare, che  giustificherebbero il fallimento del loro governo, le promesse che rimarrebbero nel libro dei sogni. Ma a Bruxelles si dice che la manovra dell’Italia condannata da tutti i leader dei partiti tradizionali metterebbe a nudo le responsabilità del governo italiano. Un assist, insomma, per sconfiggere gli ultrà di destra, i nazionalisti.

La parola su queste due giornate europee spetta al ministro Tria. “È vero, abbiamo qualche disaccordo”, dice il ministro dell’Economia, “ma questo non significa che non si possa avere un dialogo costruttivo tra Commissione Ue e Italia”. Contento lui, verrebbe da dire. Ma così l’Italia affonda.

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