Beve dalla bottiglia ma dentro c’è acido: finisce in rianimazione

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Intossicata da del potente acido che qualcuno aveva avuto la “brillante idea” di travasare in una bottiglia: la trentenne lavapiatti di Noventa di Piave, peraltro disabile, ha rischiato di morire

Intossicata da del potente acido che qualcuno aveva avuto la “brillante idea” di travasare in una bottiglia di Schweppes. In un ristorante. Ha rischiato grosso, e non si sa ancora quali conseguenze possa aver riportato, una giovane di trent’anni di Noventa di Piave, peraltro disabile, regolarmente assunta con contratto a tempo indeterminato liste protette e impiegata come lavapiatti in una “Mensa”, sempre a Noventa.

L’assurdo incidente sul lavoro è accaduto il 29 ottobre scorso, alle 15.30. M. S. stava lavando i contenitori bianchi degli impasti delle pizze, vicino al cestello grande dei lavabi della cucina, e, volendo dissetarsi un po’, ha bevuto da una bottiglia di Schweppes Lemon che era vicino a lei e che pensava fosse la sua. Dentro, invece – ma purtroppo la lavapiatti lo avrebbe scoperto a sue spese solo dopo – c’era dell’acido, di quello usato per sgrassare fornelli e altri elettrodomestici della cucina e quindi particolarmente corrosivo, almeno da quanto si è appreso: qualche collega, essendo quasi finito l’apposito e voluminoso contenitore, ha incautamente travasato ciò che rimaneva della sostanza nella bottiglietta e senza apporvi alcuna indicazione di avvertimento.

Appena la giovane ha deglutito il liquido si è come sentita andare a fuoco dentro: ha chiamato aiuto e si è accasciata a terra. I suoi colleghi l’hanno soccorsa facendole bere dell’acqua o cercando di indurle il vomito. Alla fine il titolare ha pensato bene di far portare la sua dipendente al pronto soccorso di San Donà di Piave, dove i medici per fortuna sono riusciti a salvarla.

M. S. è stata ricoverata fino al primo novembre nel reparto di rianimazione per poi essere trasferita in Medicina Generale, dove si trova tuttora: è fuori pericolo, ed è cosciente, ma viene ancora alimentata con un sondino e bisognerà capire se e quali conseguenze permanenti le abbia procurato agli organi interni, soprattutto all’intestino, la sostanza tossica ingerita.

La giovane e i suoi familiari, per essere assistiti, chiarire i fatti e ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, lunedì 5 novembre si sono affidati a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia d sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito preso in mano il caso, anche perché non era stata chiamata – e dunque non è intervenuta – alcuna autorità.

Il titolare ha aperto il sinistro all’Inail e i carabinieri di San Donà di Piave, una volta ricevuto il certificato medico del pronto soccorso, “notizieranno” lo Spisal, l’Ente preposto a procedere con le indagini per fare piena luce sul gravissimo episodio, anche perché accaduto in un ristorante: potevano restare intossicati anche degli avventori. E che, ovviamente, dovrà appurare le responsabilità.

Fermo restando che quando la lavoratrice sarà dimessa dall’ospedale, sarà presentata anche formale denuncia-querela presso i carabinieri chiedendo all’autorità giudiziaria di avviare i dovuti accertamenti.

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