«La Regione spende 28 euro a dipendente per la formazione» 

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CATANZARO «La maledizione del pastrocchio colpisce ancora. Poteva essere una preziosa occasione, eppure l’anatema calabrese è riuscito ad inquinare pure la formazione dei dipendenti della Regione». Lo si legge in una nota del sindacato Csa-Cisal: «Sono partiti da qualche settimana alcuni corsi rivolti al personale dell’Ente per migliorarne la qualifica e svilupparne le conoscenze e le competenze. La formazione è giustamente indicata come un diritto-dovere dei lavoratori della pubblica amministrazione. Un diritto sia per la crescita professionale dei dipendenti pubblici e un dovere perché ad essi si rivolgono i cittadini a cui devono essere garantiti servizi più efficienti. A quanto pare, però, questa amministrazione regionale ritiene la formazione un optional superfluo. E questo lo si capisce dai modi e dall’entità delle somme stanziate».

LA FORMAZIONE VALE MENO DI UNA CENA «Per il 2018 – si legge nella comunicazione – era calata una “manna dal cielo”. I corsi avviati sono stati coperti da fondi Por. La cifra è di 250mila euro ed è maggiore rispetto alla dotazione “ordinaria” che si ferma a 50mila euro all’anno. Tuttavia, nelle prossime ore, in una seduta della giunta regionale, con una delibera “urgente” potrebbe essere sentenziato un consistente taglio delle disponibilità finanziarie. Infatti, per il Piano della Formazione 2019 si impegnerà la somma di 85mila euro. Due terzi in meno. Il possibile colpo di spugna rende l’idea di quanto sia bistratta e sottostimata la formazione dei dipendenti regionali. Se consideriamo – osserva il sindacato – lo stanziamento per l’anno 2018 di 85mila euro rapportato alla dotazione organica della Regione Calabria, circa 3mila dipendenti, la somma è ridicola. Con circa 28 euro a dipendente per la formazione cosa si pensa di fare? A malapena si paga il conto di una cena in ristorante, e alla Cittadella pensano siano sufficienti a far diventare un dipendente di categoria “B” un super manager?».

VIOLATO IL CONTRATTO COLLETTIVO I fondi Por (gli 85mila euro) sono comunque un canale di finanziamento esterno. «Piuttosto, che fine ha fatto – si domanda il sindacato Csa-Cisal – il fondo “ordinario” dedicato alla formazione professionale, normalmente 50mila euro? Non è che ai piani alti della Cittadella avranno pensato bene che piuttosto che investire sul personale sia più “proficuo” dirottare risorse su cene e festival (tra l’Umbria e la Germania) che non hanno avuto nessuna utilità per la collettività? E aggiungiamo pure che queste somme così ridicole rappresentano pure una violazione del contratto collettivo. Infatti ai dipendenti della Regione, per la formazione, spetterebbero all’incirca 400mila euro, ossia l’1% del monte salari. Il Ccnl dispone che la quota annua “non può essere inferiore” a quella cifra. L’amministrazione – incalza il sindacato – è tenuta al rispetto di questa regola, non può aggirarla. Non può costringere i dipendenti ad elemosinare risorse che in realtà spettano loro di diritto. Non sarà un caso se, al dipartimento “Bilancio”, il dirigente del settore “Controllo di Gestione, Formazione e Sviluppo Risorse Umane”, al cospetto della schiacciante evidenza, abbia inviato due specifiche comunicazioni chiedendo ufficialmente di rimpinguare i fondi apparentemente spariti. La prima risale al 2 luglio, la seconda, recentissima, al 26 novembre. In ambedue i casi si faceva notare che il capitolo destinato alla formazione non era capiente e necessitava dell’adeguato stanziamento. Nella missiva rivolta sia al Dipartimento Bilancio e sia a quello del Personale si faceva notare implicitamente come l’Amministrazione sia sulla strada della violazione dell’ultimo contratto collettivo (art. 49 ter, comma 12), che impone di garantire almeno il famoso 1% dell’ammontare monte salari per la formazione dei dipendenti. Sì, proprio quei lavoratori che silenziosamente si occupano giornalmente di lavorare su fondi Por Fse/Fesr, Psr, gare d’appalto (anche di milioni di euro) che riguardano i progetti con cui si tenta di dare una prospettiva di sviluppo a questa terra. Una grossa mole di lavoro che la classe politica dimentica, ma di cui preferisce intestarsi il risultato con sterili annunci propagandistici».

IL VIZIO DI PRIVILEGIARE GLI ESTERNI Non è solo questione di cifre, ma anche di modi, per il sindacato. Che parla ancora una volta di «invasione degli esterni alla Regione Calabria. Come un riflesso condizionato – scrive il Csa-Cisal –, infatti, i corsi di formazione sono stati “aperti” pure ai lavoratori non di ruolo dell’Ente. Guarda caso, proprio quest’estate le “Linee Guida” hanno visto l’aggiornamento del settore “Formazione e Sviluppo Risorse Umane” del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”, che, fra le altre cose, individuano i destinatari della formazione. Fino a pochi mesi fa valevano quelle adottate nel 2012, che si rivolgevano solo ai dipendenti di ruolo. Sarà forse stato il caso fortuito ma, da quanto appurato dal sindacato, dalla partecipazione di alcuni corsi sarebbero stati esclusi i dipendenti di ruolo per far posto ad alcuni “esperti” esterni. Un esempio ne è stato il corso sulla “Sismica e le nuove tecniche di costruzione” una discriminazione assurda. Sia chiaro, la formazione non si nega a nessun lavoratore e in ogni caso è imprescindibile per migliorare i servizi erogati ai cittadini e garantire il buon andamento dell’ente. In questo modo però – afferma il sindacato Csa-Cisal – vista la ridotta quantità di fondi a disposizione l’opportunità si polverizza sia per gli interni e sia per gli esterni e il risultato, come al solito, è una lotta tra lavoratori».

UN AUTOGOL DELLA REGIONE «Eppure gli esperti esterni – continua la nota – sono chiamati dalla Regione proprio perché considerati dei “grandi geni”. Alla luce del loro lauto guadagno, che grava sulle tasche regionali, dovrebbero quantomeno apportare con il loro bagaglio culturale, un apporto tecnico-amministrativo valido agli uffici regionali. Come mai hanno bisogno dei corsi di formazione, pagati dalla Regione togliendo opportunità ai lavoratori interni? E inoltre, la scelta di impiegare queste risorse sugli esterni è un autogol per l’Ente. Infatti la spesa è dirottata su lavoratori che potrebbero da un momento all’altro non essere più a disposizione della Regione, a differenza dei dipendenti di ruolo. Si investono quindi soldi pubblici su soggetti che dall’oggi al domani potrebbero lavorare anche nel settore privato. Forse qualcuno di questi esperti esterni ha dei santi in paradiso a differenza dei dipendenti di ruolo? Senza dimenticare l’ulteriore discriminazione che molti di essi potrebbero subire. Gli 85mila euro, coperti con risorse comunitarie serviranno alla formazione specialistica». «E tutti gli altri – si chiede il sindacato- per quella “ordinaria” saranno tagliati fuori? La non degna attenzione sulla formazione e queste storture devono essere affrontate prontamente dalla politica. All’assessore al Personale, il Csa-Cisal chiede: di rispettare il contratto collettivo che stabilisce una quota per la formazione non inferiore all’1% del monte salari; di far ragionare meglio i colleghi di Giunta prima di deliberare il taglio dei fondi Por stanziati per il prossimo anno. Le maggiori risorse dovute potrebbero garantire una migliore efficacia nella formazione evitando pure travasi impropri a vantaggio di esterni. Da tali scelte – chiosa il sindacato – si dimostra quale sia la reale considerazione della politica nei confronti dei dipendenti dell’Ente e, di conseguenza, dei cittadini».

L’articolo «La Regione spende 28 euro a dipendente per la formazione»  proviene da Corriere della Calabria.

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