Pd, Agostini: “Senza Petrini in campo ci sarebbe stato un segretario del Sud, eravamo pronti a sostenere Fabiano Alessandrini”

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine

Luciano Agostini (foto Vagnoni)

di Renato Pierantozzi

«Pur in una situazione di crisi generale del Pd non sono poche 13000 persone che si recano al voto». E’ il commento dell’ex deputato Luciano Agostini, uomo forte del Pd nel Piceno, dopo il risultato delle primarie di domenica scorsa per la scelta del segretario regionale democratico in cui ha trionfato il pesarese Giovanni Gostoli con quasi il 70% dei consensi.

Agostini, quindi è soddisfatto dell’affluenza nonostante il dato sia lontano da altre competizioni interne?

Giovanni Gostoli

«E’ vero che siamo distanti dai 40mila che si recarono al voto per Ceriscioli, però quello di domenica scorsa è stato un test importante su due piattaforme programmatiche diverse per almeno due punti che vorrei sottolineare»

Quali?

«La candidatura di Gostoli aveva il significato di dare al Pd un’impronta innovativa, rifondativa e di ricostruzione. Penso che la mia generazione, che ha avuto tanto come Petrini e al di là del dato anagrafico, debba mettersi a disposizione per costruire una nuova e più forte classe dirigente. Anche a me in tanti avevano chiesto la disponibilità a candidarmi. Sinceramente mi sarei aspettato che anche Petrini, che stimo e a cui voglio bene, si mettesse a disposizione invece di fare questa mossa improvvida».

Che intende in particolare?

Paolo Petrini

«Uno delle accuse ricorrenti è quella che ora il partito è tutto a “trazione pesarese” (segretario regionale e presidente della Regione, ndr). In realtà noi eravamo pronti a sostenere una candidatura del Sud delle Marche nella persona del segretario provinciale Fabiano Alessandrini come auspicato dal documento fatto dalle federazioni provinciali. Ma poi questa cosa non è stata più possibile poiché si è candidato proprio Petrini che è di Fermo. Quindi la critica sul partito a “trazione pesarese”, Petrini la deve fare a se stesso. Anche le critiche al governo regionale, chiedendo le primarie a due anni dal voto, sono state di fatto un tentativo delegittimazione dello stesso esecutivo. Ma la risposta degli elettori è stata chiara con un 70% a favore dell’attuale esecutivo».

Come giudica l’azione del governo regionale?

«In Regione si è passati dalla più grande stagione riformista attuata dall’allora presidente D’Ambrosio (2000-2005) con la nascita, tra le altre cose, dell’Asur, del Piano energetico regionale e dei Pit al decennio di Spacca in cui si è fermata questa spinta rinnovatrice a favore dell’ancien regime”. Petrini, quindi, criticando l’attuale giunta voleva tornare ad una sorta di restaurazione?. Si voleva ciò nel momento in cui si toccano i simulacri del cosiddetto “anconacentrismo”. Penso ad esempio alla riforma dell’autorità portuale che sotto questa giunta è diventata a livello interregionale, alla decisione di creare gli ospedali unici che di fatto riducono pezzi di potere dorici o al salvataggio dal fallimento dell’aeroporto con l’apertura ai privati. Un pezzo di Pd si è prestato a ciò. Riguardo all’attuale giunta deve cercare di spingere ancora di più sull’innovazione anche se non dobbiamo dimenticarci del terremoto. Sulla spinta riformista, comunque, non devono esserci passi indietro. E per questo sono convinto che Gostoli sia in grado di ridare una forte spinta al partito e a spingere la Regione ad innovare ancora di più».

 

Mia Immagine

Pulsanti abilitati solo per info: Finanziamenti e Agevolazioni

Mia Immagine